🍷 Il calice amaranto
Opinioni, impressioni e analisi sul mondo dell’Arezzo calcio viste dalla parte del tifoso. Una rubrica di Cesare Fracassi, tra campo, mercato e passione amaranto.
Tempo fa, per curiosità, mi misi a guardare le classifiche dei campionati di Serie B. Cercavo di capire se esistesse una specie di confine statistico tra chi riusciva a salvarsi senza passare dai playout e chi invece finiva a giocarsi la pelle fino all’ultimo minuto.
Ne ricavai due numeri che mi sono rimasti in testa: più di 42 gol segnati e meno di 55 subiti. Non una legge matematica, naturalmente, ma una soglia che, nei campionati che avevo esaminato, sembrava tenere lontani dai guai.
Ebbene, se guardiamo il nostro Arezzo, c’è poco da stare allegri. Siamo fuori media da tutte e due le parti. E non di poco.
Diciassette gol subiti in otto partite. Più di due a incontro. Se si continuasse con questo passo, a fine campionato ci vorrebbe la calcolatrice per contarli. E forse anche qualcosa di forte da bere.
Ora, un ragionamento da tifoso, senza pretendere di insegnare il mestiere a Bucchi.
Quando una squadra avversaria riesce a indirizzare verso la porta tre, quattro o cinque conclusioni realmente pericolose, e noi continuiamo a incassare gol con questa frequenza, qualche domanda bisognerà pur farsela.
Lasciamo troppi spazi? I nostri difensori arrivano sempre un secondo dopo? Manca rapidità, manca attenzione oppure anche chi sta fra i pali dovrebbe dare qualche sicurezza in più?
Probabilmente è un insieme di cose. Ma il risultato non cambia: la nostra porta sembra avere l’ingresso libero e l’uscita di sicurezza sempre aperta.
E fosse soltanto la difesa!
Perché davanti la situazione non è molto più incoraggiante.
Prendiamo gli ultimi tre gol segnati. Uno è arrivato grazie a un’autorete, un altro a Genova con la generosa collaborazione del portiere della Sampdoria, mentre quello di Chierico, sempre contro i blucerchiati, è stato finalmente un gol da applaudire, nato da una bella conclusione.
Tre reti, dunque, ma non proprio tre dimostrazioni di una macchina offensiva irresistibile.
Poi arriva il Benevento al Comunale e ci rifila tre gol. Noi, in risposta, produciamo poco o nulla di veramente convincente. Il tiro a giro di Tavernelli, sul quale Vannucchi deve intervenire, resta una delle poche occasioni che meritano di essere ricordate.
Troppo poco, specialmente in casa.
Perché se dietro prendiamo gol con facilità e davanti facciamo una fatica del diavolo anche soltanto a impensierire il portiere avversario, il problema non è più una giornata storta. Comincia a diventare una questione strutturale.
E qui, da tifoso, mi viene un dubbio: siamo davvero attrezzati per questa categoria oppure ci siamo illusi che bastassero entusiasmo, qualche buona prestazione e la speranza che gli altri fossero peggio di noi?
Bucchi dovrà trovare in fretta una soluzione. E i giocatori dovranno metterci qualcosa di più, perché in Serie B nessuno regala nulla. Figuriamoci i punti.
Adesso ci aspetta Carrara, la città dei marmi.
Speriamo nel miracolo. E magari che i nostri difensori, per una volta, non facciano le statue, perché di marmo laggiù ne hanno già abbastanza.
Vorrei essere ottimista, ma dopo quello che ho visto col Benevento mi riesce difficile.
Il campionato è ancora lungo, certo. Però anche la pazienza dei tifosi ha un limite. E soprattutto ce l’ha la classifica.
Perché a forza di aspettare che l’Arezzo cominci a segnare e smetta di prenderle, si rischia di accorgersi troppo tardi che il treno della salvezza è già passato.
E noi siamo rimasti alla stazione. Con il biglietto in mano e il calice vuoto.
Cesare Fracassi


