Ad Arezzo ormai non si può lasciare incustodita nemmeno una lampada. E se ne hai sei, rischi pure la visita di ritorno per completare la collezione.
È quanto racconta Michela Fini, titolare di Fermento, nuovo locale di via Madonna del Prato, accanto all’Osteria 54, protagonista suo malgrado di una vicenda che oscilla tra la cronaca e una commedia dell’assurdo.
La prima puntata si è consumata sabato sera, tra le 20 e le 20.18. Mentre la titolare era all’interno del locale a lavorare, qualcuno avrebbe portato via quattro lampade sistemate all’esterno.
Michela ha raccontato tutto su Facebook, senza nascondere rabbia e amarezza. Una giovane imprenditrice che si divide tra studio e lavoro, investe soldi e sacrifici nella propria attività e si ritrova a fare i conti con chi considera l’arredamento altrui una sorta di buffet gratuito.
Ma evidentemente quattro lampade non bastavano.
La seconda puntata è arrivata domenica, intorno alle 13. Sempre secondo il racconto della titolare, qualcuno è tornato e ha portato via anche le ultime due.
Se il primo episodio poteva sembrare un furto occasionale, il secondo assume i contorni di una raccolta a punti. Sei lampade, due visite. Mancava soltanto la tessera fedeltà.
Stavolta, però, sarebbe intervenuto un dettaglio piuttosto importante: le telecamere di sorveglianza.
Nel suo aggiornamento social, Michela riferisce infatti che le persone coinvolte sarebbero passate proprio sotto gli occhi elettronici dell’impianto di videosorveglianza.
Le immagini potrebbero quindi rivelarsi utili per individuare i responsabili, anche se spetterà alle forze dell’ordine effettuare le verifiche necessarie.
Intanto sui social sono arrivati numerosi commenti di solidarietà e indignazione. Alcuni utenti, osservando le immagini pubblicate, hanno segnalato somiglianze nell’abbigliamento e negli accessori delle persone riprese nei due episodi. Osservazioni che, naturalmente, non costituiscono un’identificazione.
Michela ha annunciato l’intenzione di denunciare quanto accaduto, sottolineando che non si tratta soltanto del valore economico degli oggetti sottratti, ma di una questione di rispetto verso chi lavora e investe in una nuova attività.
Ed è proprio questo il punto.
Perché sei lampade non cambiano il bilancio di una città. Ma raccontano qualcosa di un malcostume che finisce per colpire soprattutto chi cerca di costruire qualcosa.
Nel frattempo, al Fermento, l’illuminazione esterna è stata alleggerita senza bisogno di chiamare un elettricista.
E se davvero si trattasse delle stesse persone, dopo il secondo passaggio davanti alle telecamere, più che un avvocato potrebbe servire anche qualche ripetizione di furbizia.
Questo articolo usa l’ironia per commentare fatti raccontati pubblicamente dalla titolare del locale.


