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Arezzo, due palchi per Capodanno ma il cast è un mistero. E il Comune continua a non rispondere

Mentre si studia il ritorno della festa in Piazza Grande, restano sconosciuti artisti, costi e modalità organizzative. L’Ortica aveva chiesto chiarimenti già ad agosto. Sullo sfondo, il dibattito su finanziamenti culturali e opportunità per i giovani.

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Arezzo, due palchi per Capodanno ma il cast è un mistero. E il Comune continua a non rispondere

Mentre si studia il ritorno della festa in Piazza Grande, restano sconosciuti artisti, costi e modalità organizzative. L’Ortica aveva chiesto chiarimenti già ad agosto. Sullo sfondo, il dibattito su finanziamenti culturali e opportunità per i giovani.

Ad Arezzo la cultura continua a occupare palchi, piazze, teatri e programmi istituzionali. Festival, musica classica, manifestazioni prestigiose, grandi appuntamenti e iniziative sostenute con risorse pubbliche. Tutto legittimo, spesso anche meritorio.

Ma c’è una domanda che meriterebbe qualche attenzione in più: quanto di questo investimento serve a far crescere nuove realtà culturali e quanto, invece, è destinato soprattutto a sostenere eventi già affermati?

E soprattutto, un giovane aretino che oggi volesse mettere insieme un gruppo musicale, trovare una sala prove accessibile ed esibirsi davanti a un pubblico, quali opportunità concrete avrebbe?

Non si tratta di dichiarare guerra alla musica classica o di stabilire se sia più importante un concerto prestigioso oppure quattro ragazzi con basso, batteria e chitarra. Si tratta di capire come vengono utilizzate le risorse pubbliche e quali possibilità vengono offerte alle nuove generazioni.

I soldi per i giovani ci sono. Ma bastano?

Il Comune di Arezzo ha previsto nel 2026 due bandi per attività rivolte ai giovani fra 14 e 35 anni: uno da 30mila euro per il periodo giugno-settembre e un secondo da 15mila euro per gli ultimi tre mesi dell’anno. Complessivamente 45mila euro destinati a iniziative di diversa natura, non esclusivamente musicali.

Esiste inoltre un avviso per un festival musicale estivo rivolto principalmente ai giovani, con un contributo massimo previsto di 40mila euro. Dunque sarebbe scorretto sostenere che l’amministrazione non destini risorse alle nuove generazioni.

La questione, però, rimane: quanto viene investito in progetti occasionali e quanto in strutture, spazi e opportunità permanenti? Una manifestazione dura qualche giorno. Una sala prove attrezzata, un luogo per concerti di gruppi emergenti o un percorso stabile di formazione possono durare anni.

Quali sono gli spazi pubblici o convenzionati oggi disponibili per i giovani musicisti? Quanto costa utilizzarli? Quanti ragazzi ne usufruiscono? Quali interventi sono previsti? Non servono grandi discorsi sulla centralità delle nuove generazioni. Bastano indirizzi, numeri e progetti concreti.

Grandi eventi e soldi pubblici: quanto costa la cultura?

Arezzo può contare su manifestazioni culturali di prestigio, alcune con una lunga tradizione e una riconoscibilità che va ben oltre i confini cittadini. Il Polifonico, la programmazione musicale e le iniziative della Fondazione Guido d’Arezzo rappresentano un patrimonio importante. Nessuno propone di cancellarlo.

Ma proprio perché parliamo di risorse pubbliche, sarebbe interessante conoscere il quadro complessivo degli investimenti. Quanto è stato destinato nel 2025 e nel 2026 ai principali eventi culturali e musicali? Quanto arriva direttamente dal Comune, quanto dalla Regione, quanto dalle fondazioni e quanto dagli sponsor?

E soprattutto, come vengono misurati i risultati? Presenze, partecipazione dei giovani, accessibilità economica, coinvolgimento delle realtà locali, ricadute sulla città. Il prestigio di una manifestazione conta, certamente. Ma quando il conto viene pagato, anche soltanto in parte, dalla collettività, qualche numero dovrebbe accompagnare gli applausi.

Arezzo Wave: il 30 ottobre si avvicina

Nel quadro delle politiche musicali cittadine rimane aperta anche la questione Arezzo Wave. Mauro Valenti ha posto pubblicamente la scadenza del 30 ottobre per ottenere chiarimenti sul futuro del rapporto con l’amministrazione e sulla possibilità di costruire un progetto stabile. In mancanza di risposte soddisfacenti, ha prospettato la richiesta di restituzione del marchio Arezzo Wave.

Una vicenda distinta dal tema generale delle politiche culturali, ma che aggiunge un’altra domanda: quale ruolo immagina il Comune per un’esperienza musicale nata ad Arezzo e conosciuta anche fuori dai confini italiani?

Capodanno in Piazza Grande: due palchi, ventitré operai e un cast fantasma

Intanto arriva un’altra notizia, e questa riguarda direttamente L’Ortica. Domenica 25 ottobre La Nazione racconta che l’amministrazione starebbe lavorando al ritorno del Capodanno in Piazza Grande. Un progetto ancora allo studio, che coinvolgerebbe la Fondazione InTour e la Fondazione Guido d’Arezzo.

L’ipotesi prevede due palchi: uno mobile, ricavato da un camion attrezzato nella parte bassa della piazza, e un secondo spazio sulla terrazza del Palazzo di Fraternita. Il tutto mentre ventitré operai specializzati dovrebbero occuparsi dello smontaggio delle casine del Villaggio Tirolese, con una corsa contro il tempo per lasciare spazio alla Fiera Antiquaria.

Conosciamo l’ipotesi della piazza, la posizione dei palchi, il tipo di camion, i problemi di montaggio e smontaggio e perfino quanti operai potrebbero essere impegnati. Manca soltanto qualche dettaglio marginale: chi organizza davvero la festa, chi si esibirà e quanto costerà.

Perché il camion che si trasforma in palco sarà anche una soluzione pratica, ma non rappresenta esattamente una rivoluzione tecnologica. La vera novità sarebbe conoscere il programma. Quali artisti sono stati contattati? Esiste già una proposta musicale? Sono previsti gruppi locali? Chi sceglierà gli interpreti? E con quali risorse?

Per ora, almeno nelle informazioni rese pubbliche, il cast rimane un mistero. Non sappiamo se gli artisti siano già stati individuati oppure se la selezione debba ancora cominciare. Ed è precisamente questo che vorremmo sapere.

L’Ortica chiedeva chiarimenti già ad agosto

Il 21 ottobre avevamo pubblicato un articolo dal titolo «Capodanno ad Arezzo, il bando non si vede e il Comune non spiega. Sarà già tutto deciso?». Le prime domande risalgono addirittura al 26 agosto.

Chiedevamo se sarebbe stato pubblicato un nuovo bando, quali risorse sarebbero state impegnate e quale procedura sarebbe stata scelta per individuare gli organizzatori. Avevamo scritto alla segreteria del sindaco Marcello Comanducci e successivamente sollecitato una risposta. Risposta che, al momento, continua a non arrivare.

Nel frattempo apprendiamo dalla Nazione che esisterebbe un progetto articolato, con due possibili palcoscenici, il coinvolgimento delle fondazioni e una complessa organizzazione logistica. Non sappiamo se il quotidiano abbia ricevuto comunicazioni ufficiali dal Comune oppure abbia raccolto indiscrezioni attraverso le proprie fonti. E non abbiamo nulla da rimproverare ai colleghi.

Rimane però una curiosità: se si riesce a raccontare perfino come verranno smontate le casine natalizie, possibile che non si riesca a rispondere a domande elementari sulla procedura organizzativa?

Per le risposte all’Ortica serve forse un permesso speciale?

Il dubbio, naturalmente maligno, comincia a venirci. Non sarà che le nostre domande, avendo il brutto vizio di riguardare soldi, bandi e criteri di scelta, risultino meno gradite di quelle sull’atmosfera della festa? Non lo sappiamo.

Sappiamo però che un’amministrazione pubblica dovrebbe considerare normale fornire informazioni sui propri programmi, anche quando a chiederle è un giornale che non distribuisce complimenti a domicilio.

Qui non stiamo discutendo se Piazza Grande sia una bella cornice. Lo è. Stiamo chiedendo se il Capodanno verrà organizzato direttamente dal Comune, affidato alle fondazioni oppure realizzato con operatori esterni. E soprattutto attraverso quale procedura.

Negli anni precedenti erano stati previsti avvisi pubblici con contributi economici. Se questa volta la formula sarà differente, sarebbe utile spiegarlo. Non significa insinuare irregolarità. Significa chiedere trasparenza.

La festa è per i giovani. E i giovani chi li rappresenta?

Secondo quanto riportato dalla Nazione, il progetto sarebbe pensato soprattutto per un pubblico giovane, senza escludere le altre fasce d’età. Una scelta condivisibile. Ma proprio per questo sarebbe interessante conoscere la proposta artistica.

Ci sarà spazio per musicisti e gruppi aretini emergenti? Saranno coinvolte le associazioni che lavorano con i ragazzi? Oppure avremo semplicemente una serata costruita per attirare pubblico giovane, senza coinvolgere direttamente le realtà giovanili della città?

Un conto è organizzare musica per i giovani. Un altro è offrire ai giovani la possibilità di farla. E così torniamo al problema iniziale: quali sono le politiche culturali che Arezzo intende sviluppare, oltre al calendario delle manifestazioni?

Le domande restano, anche se il palco è già montato

L’Ortica continuerà a chiedere quanto viene investito nei grandi eventi, quanto nelle attività culturali giovanili e quali progetti permanenti siano previsti. Sul Capodanno le domande sono ancora più semplici: quanto costerà? Chi lo organizzerà? Quale procedura verrà utilizzata? Chi sceglierà gli artisti? Quando verrà annunciato il programma?

Non pretendiamo risposte riservate o trattamenti di favore. Pretendiamo soltanto che alle domande giornalistiche sulle scelte pubbliche venga data la considerazione che meritano.

Se poi il Capodanno tornerà davvero in Piazza Grande, saremo i primi a riconoscere che la cornice è splendida. Due palchi potranno rendere la serata ancora più spettacolare. Ma ad Arezzo, prima di montarli, sarebbe il caso di trovare anche un posto per la trasparenza.

Perché i camion-palco si aprono in pochi minuti. Le bocche di Palazzo Cavallo, a quanto pare, hanno un meccanismo decisamente più complicato.

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Gino Perticai
Gino Perticai
Dal 1973 nel mondo della comunicazione, una breve esperienza Milanese con A.P.C. agenzia di Marketing, con l’avvento delle prime radio in Fm inizia una serie di esperienze nelle radio locali: Radio Torre Petrarca, Radio OK, Golden Radio, Radio Life,  fino al 1998 momento in cui l’innata curiosità e la voglia di sperimentare novità lo portano a maturare il primo interesse sul world wide web. E' da lì che nel 2000 nasce l’idea delle prime testate regionali on line. Fonda Arezzo Notizie e la dirige fino al Giugno 2016. l'Ortica è la sua nuova scommessa.

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