C’era un tempo in cui gli autobus di Arezzo erano arancioni. Bastava vederli arrivare per riconoscere l’ATAM: i piccoli mezzi che si infilavano nelle vie del centro, quelli più grandi pieni di studenti, lavoratori e pensionati, e le discussioni sugli orari. Gli aretini riuscivano a lamentarsi dell’autobus sia quando era in ritardo sia quando passava puntuale e loro non erano ancora alla fermata.
Le fotografie dell’archivio dell’Ortica raccontano quella città: un minibus davanti al Caffè dei Costanti, i passeggeri che salgono e scendono, il servizio nel centro storico, un anziano con il bastone, le fermate affollate. Non soltanto autobus, dunque. Piccole scene di vita aretina che, senza volerlo, sono diventate documenti.






Tra gli scatti c’è anche il piazzale delle Lebole, con gli autobus schierati e una donna in bicicletta. Sullo sfondo il nome di una fabbrica che per Arezzo ha significato lavoro, ritmi quotidiani e un’intera epoca. In un’altra immagine il pullman si trova in mezzo al traffico: perché la nostalgia è bella, ma le code esistevano anche allora.





L’ATAM venne costituita dal Comune di Arezzo nel 1964 come azienda municipalizzata per il trasporto pubblico locale. Il 1° gennaio 1999 diventò società per azioni. Il passaggio che cambiò davvero la sua storia arrivò il 1° marzo 2008, quando cedette il ramo del trasporto pubblico locale a LFI, La Ferroviaria Italiana. ATAM non scomparve: proseguì la propria attività nella gestione dei parcheggi e di altri servizi per la mobilità.
Il 1° agosto 2010 il trasporto su gomma di LFI confluisce in Tiemme, costituita insieme alle realtà di Siena, Grosseto e Piombino. Poi, il 1° novembre 2021, la gestione del servizio passa ad Autolinee Toscane, che assume il trasporto pubblico regionale su gomma. Quella che spesso viene raccontata in una sola frase, «dall’ATAM ad Autolinee Toscane», è quindi una vicenda fatta di più aziende e più passaggi.
Anche i mezzi cambiano. Le fotografie raccontano il rinnovamento della flotta con gli Ecobus e i collegamenti organizzati per manifestazioni come Arezzo Wave, fino ai moderni autobus elettrici bianchi di Autolinee Toscane in Piazza Grande. Nelle fotografie di questi ultimi si vede la pedana d’accesso, un dettaglio concreto del tema dell’accessibilità.


Dall’arancione al bianco, dai vecchi gradini alle pedane, dalle insegne ATAM alle nuove livree: la città cambia insieme al suo trasporto pubblico. Questo, naturalmente, non basta a risolvere per magia problemi di collegamenti, frequenze e puntualità. Ma non è questo il processo che vogliamo fare oggi: oggi vogliamo ricordare ciò che questi mezzi hanno rappresentato.


Per qualcuno l’autobus era la corsa verso scuola. Per altri era il tragitto per andare al lavoro, fare la spesa o raggiungere il centro. Nelle fotografie restano gli autisti, i passeggeri, le attese e un’Arezzo che ormai si incontra soprattutto nei ricordi.
Una cosa, probabilmente, non è cambiata: alla domanda «È già passato?» c’è sempre qualcuno pronto a rispondere «È andato via ora».
Voi quale linea prendevate? Vi ricordate i vecchi autobus arancioni dell’ATAM, gli autisti e le fermate? Raccontateci i vostri ricordi nei commenti: anche da queste piccole storie passa la memoria di Arezzo.
Fonti per le date storiche: Comune di Arezzo, LFI e Tiemme.

