Più che la cronaca o il commento, a fotografare la prestazione dell’Arezzo contro il Benevento è stata un’immagine: la tribuna che cominciava a svuotarsi al 42’ della ripresa, subito dopo il gol di Mignani che fissava il risultato sul 3-0 per gli ospiti. Davanti al proprio pubblico, al quarto tutto esaurito consecutivo, gli amaranto non riescono proprio a ritrovarsi. A parte la gara con il Palermo, al Comunale continuano ad arrivare prestazioni deludenti.
Anche stavolta il copione si è ripetuto. Definire «sottotono» la prova dell’Arezzo sarebbe persino un eccesso di ottimismo. Già nel primo tempo il Benevento aveva mostrato di essere più squadra, con idee più chiare e una qualità tecnica superiore. Gli uomini di Bucchi erano comunque riusciti a contenere, pur con grande affanno, le iniziative dei campani, approfittando anche di errori macroscopici degli avversari sotto porta.
Qualcosa di buono, per la verità, si era visto: su tutti il tiro di Tavernelli, respinto da Vannucchi con un bell’intervento. La partita era iniziata a ritmi sostenuti, con continui capovolgimenti di fronte e uno spettacolo piacevole. Ma dopo pochi minuti la superiorità tecnica degli ospiti era diventata evidente. Ogni volta che il Benevento si avvicinava all’area di rigore, i tifosi aretini tremavano. E non soltanto per il freddo della serata.
Nella ripresa, per usare un’espressione abusata ma stavolta fin troppo calzante, l’Arezzo è rimasto negli spogliatoi. Alla prima occasione il Benevento è passato in vantaggio. Gli amaranto hanno sbagliato le misure nell’ennesimo passaggio ravvicinato, regalando palla agli ospiti. Da lì l’azione si è sviluppata sulla sinistra con Okereke, autore di un cross rasoterra che ha attraversato tutto lo specchio della porta fino a raggiungere Siatounis, libero di insaccare.
Se a Marassi lo svantaggio aveva scosso l’Arezzo, capace poi di ribaltare la gara contro la Sampdoria, stavolta ha prodotto l’effetto opposto. I padroni di casa hanno risposto soltanto con una conclusione di Sala, così debole da somigliare più a un passaggio al portiere che a un tiro. Le occasioni migliori sono rimaste del Benevento, che al 21’ della ripresa ha raddoppiato con Okereke: conclusione dalla sinistra e pallone infilato nello spazio tra il portiere e il palo.
Quando il Benevento avanzava, affondava nella difesa amaranto come un coltello nel burro tiepido. Solo gli errori degli ospiti e un pizzico di fortuna hanno evitato un passivo ancora più pesante. Al 42’, però, è arrivato anche il terzo gol: Mignani ha fatto tutto da solo, si è liberato con troppa facilità per il tiro e ha firmato il definitivo 3-0. A quel punto, sugli spalti, molti avevano già visto abbastanza.
Un Arezzo inguardabile, neppure lontanamente paragonabile alla squadra che ci aveva entusiasmato contro la Sampdoria. L’avvio di campionato degli amaranto sembra una continua alternanza tra dottor Jekyll e mister Hyde. I numeri raccontano bene questa contraddizione: con una sola rete segnata in casa, la squadra di Bucchi ha il peggior attacco interno del campionato; con nove gol realizzati in trasferta, è invece seconda in questa particolare graduatoria, dietro soltanto al Palermo. E al Comunale ha incassato ben dieci delle diciassette reti complessivamente subite.
È un segnale che Bucchi e i suoi collaboratori non possono ignorare. Bisogna capire in fretta dove siano le falle di questa squadra e trovare le soluzioni. Il margine sulla zona playout è rimasto di tre punti: c’è quindi da lavorare, senza lasciarsi prendere dall’ansia e, per quanto riguarda noi tifosi, senza cedere al pessimismo. Ma nemmeno facendo finta di non vedere quello che succede in campo.
Una bella pagina della serata, per fortuna, c’è stata prima del fischio d’inizio. Orgoglio Amaranto ha consegnato una targa ricordo all’allenatore del Benevento, l’ex amaranto Antonio Floro Flores. Lo stadio gli ha riservato un lunghissimo applauso e una standing ovation: oltre settemila spettatori in piedi per rendergli omaggio. Floro Flores, visibilmente emozionato, ha salutato i suoi vecchi tifosi. Un momento bellissimo, in una serata che sul campo ha lasciato davvero poco da festeggiare.


