Il nuovo corso, da Ponsacco a Livorno, da Ravenna ad Ascoli, ora mette in bacheca anche la conquista del quartiere di Marassi, «de» Genova. La vittoria sulla Sampdoria ci dice una cosa: il nostro Guglielmo I è un ottimo condottiero. E noi, dalla curva, ce lo godiamo.
Veniamo alla cronaca di questa memorabile giornata. Arrivati negli ultimi chilometri sotto una pioggia incessante, siamo stati stipati per mezz’ora sugli autobus navetta. Poi altri 45 minuti prima di poter entrare al Luigi Ferraris, il più antico stadio d’Italia ancora in uso. E dopo tanta attesa, passati appena nove minuti dall’inizio della partita, già si perdeva 1-0. Il calcio sa essere riconoscente, soprattutto con chi si fa tutta quella strada.
Un fallo da dietro di un doriano, non fischiato dall’arbitro Colombo, che nell’occasione deve aver avuto l’occhio blucerchiato, e poi un ulteriore pestone a Righetti sul successivo traversone nell’area piccola: così Henderson si è ritrovato a tirare da tre metri, senza che nessun altro potesse intervenire.
Ma sei minuti dopo arriva il «cittino» Arena. In una delle sue discese lascia partire verso la porta un pallone insidioso, almeno per modo di dire. Vindahl lo blocca, poi se lo lascia sfuggire e, cadendo a terra, vede il pallone rotolare beffardamente oltre quella benedetta linea di porta. Forse spinto telepaticamente dai 1.500 presenti «de Rezzo».
A dire il vero, la partita l’abbiamo condotta noi. I doriani, più cattivi ed esperti, non riuscivano a trovare il bandolo della matassa. E allora nella ripresa, su una seconda palla, Chierico mette dentro il 2-1, a coronamento di una partita magistrale.
Ho voluto mettere in risalto la «seconda palla» perché già in una conferenza stampa avevo fatto notare a mister Bucchi la capacità di Luca di intervenire con successo proprio in queste situazioni. Ogni tanto anche dalla tribuna si vede qualcosa, via.
Il seguito non è stato senza patemi d’animo: lotta, contrasti, sofferenza e quel salvataggio di Cagnano che, dalla trepidazione, non ho nemmeno visto bene. Per questo gli do 6 e tre quarti, così non si monta la testa.
Nel frattempo il «loro» Colombo sorvola anche su un rigore che, a mio giudizio, avrebbe potuto portarci sul 3-1. Ma c’è sempre un rovescio della medaglia: me l’avrebbe annullata, la mia giocata da quota 14!
Insomma, a Marassi abbiamo vinto noi. Guglielmo I prosegue la sua marcia e i 1.500 amaranto tornano a casa bagnati, stanchi, ma con un sorriso che non si asciuga.
🍷 Il calice amaranto
Opinioni, impressioni e analisi sul mondo dell’Arezzo calcio viste dalla parte del tifoso. Una rubrica di Cesare Fracassi, tra campo, mercato e passione amaranto.


