La visita istituzionale di martedì 20 ottobre alla casa circondariale San Benedetto di Arezzo ha riportato al centro dell’attenzione due questioni che si trascinano da tempo: i lavori di ristrutturazione mai completati e le condizioni di vita delle persone detenute.
All’incontro hanno partecipato il garante regionale dei detenuti Giuseppe Fanfani, la garante comunale Sandra Rogialli e gli assessori regionali Filippo Boni e Alessandra Nardini.
La delegazione ha incontrato la direzione, il personale penitenziario, gli operatori e una rappresentanza dei detenuti, affrontando i problemi strutturali, le necessità sanitarie e le opportunità di lavoro e reinserimento.
Un carcere con più posti chiusi che disponibili
Il dato più significativo arriva dal Ministero della Giustizia: al 17 ottobre 2026 il carcere di Arezzo aveva 108 posti regolamentari, ma ben 86 risultavano indisponibili. I detenuti presenti erano 43.
In pratica, un istituto che sulla carta potrebbe ospitare più di cento persone dispone attualmente di appena 22 posti utilizzabili.
Una situazione che avrebbe qualcosa di surreale anche per una rubrica satirica, se non riguardasse persone vere, operatori e risorse pubbliche.
Il problema è noto da anni. Una parte della struttura è rimasta inutilizzabile dopo una lunga vicenda di lavori, adeguamenti e difficoltà tecniche. Già nei mesi scorsi Fanfani aveva denunciato l’assenza di tempi certi per la ripresa degli interventi.
Salute, lavoro e reinserimento
Durante il sopralluogo sono state affrontate anche le richieste relative alle cure sanitarie, comprese quelle odontoiatriche, e alla possibilità di sviluppare attività lavorative e percorsi di reinserimento.
Non si tratta di concessioni particolari, ma di aspetti fondamentali della funzione rieducativa della pena.
Il carcere di Arezzo rappresenta una realtà relativamente piccola, inserita nel tessuto cittadino. Una caratteristica che potrebbe favorire progetti di formazione, collaborazione con le associazioni e reinserimento sociale.
Servono però strutture funzionanti, personale adeguato e risposte concrete.
Adesso servono le date, non soltanto le visite
Secondo quanto comunicato dal Consiglio regionale della Toscana, il progetto per gli interventi è già stato trasmesso al Ministero della Giustizia. La riqualificazione permetterebbe di recuperare circa 70 posti.
La questione, dunque, è semplice: quando partiranno effettivamente i lavori? Quali risorse sono disponibili? E quali tempi vengono previsti per restituire alla struttura gli spazi inutilizzati?
Sono domande alle quali sarebbe utile dare risposte verificabili, prima della prossima visita istituzionale.
E intanto Aretino diventa Arretino

A margine della notizia, una piccola curiosità editoriale. Nel titolo dedicato alla visita, i colleghi di ArezzoNotizie hanno trasformato il carcere «aretino» in «arretino», con una erre in più.
Niente di drammatico, naturalmente. I refusi capitano a tutti, anche a chi scrive tutti i giorni.
Anzi, a ben guardare, quella erre aggiunta potrebbe essere una delle poche cose che al San Benedetto sono aumentate senza attendere l’autorizzazione di qualche ufficio.
Per il resto, si aspettano ancora i lavori.
E quelli, purtroppo, non si correggono con un clic.


