Se non dovevamo montarci la testa dopo la vittoria di Empoli, non dobbiamo nemmeno diventare disfattisti dopo la sconfitta di oggi. Certo, uscire dal Comunale con quattro reti subite davanti a oltre settemila tifosi, che hanno incitato la squadra per tutta la gara, non è bello. Ma dalle sconfitte si deve imparare, soprattutto quando mostrano con tanta chiarezza ciò che non ha funzionato.
Che la squadra di Possanzini fosse un avversario difficile si sapeva. Il Südtirol è tutt’altra cosa rispetto alla formazione che lo scorso anno si è salvata dalla retrocessione soltanto ai playout: è una squadra ben messa in campo, compatta, capace di fare del possesso palla e del palleggio le proprie armi migliori. Gli otto punti raccolti prima della gara di Arezzo erano già una testimonianza piuttosto eloquente.
Nei primi cinque minuti l’Arezzo ha provato a pressare alto, cercando di mettere in difficoltà la retroguardia bolzanina. Gli ospiti, però, hanno quasi sempre trovato il pertugio giusto per uscire con il pallone e impostare l’azione. Quando è diventato chiaro che quel pressing avrebbe prodotto soprattutto un grande dispendio di energie, senza risultati concreti, la squadra di Bucchi si è abbassata, aspettando gli avversari e provando a ripartire in velocità.
Il problema è che gli spazi non c’erano e mancavano anche alcuni giocatori adatti a quel tipo di partita. Sulle fasce erano assenti due pedine fin qui fondamentali: Tavernelli per le sovrapposizioni con Righetti e Renzi per quelle con Pattarello. Olivieri e Coppolaro hanno caratteristiche diverse e l’Arezzo ne ha risentito.
Morale della favola: al termine dei primi 45 minuti il Südtirol aveva superato il 70 per cento di possesso palla. Se poi ci aggiungiamo l’errore marchiano che ha portato al vantaggio ospite, quando i pensieri sembravano già rivolti all’intervallo, la frittata è fatta.
L’Arezzo è riuscito a prendere gol partendo da un calcio d’angolo a proprio favore. La difesa ospite ha respinto, il pallone è tornato a Coppolaro, che ha cercato un retropassaggio verso il portiere completamente sbagliato. Nunziante ha potuto soltanto intervenire di testa, liberando Vasco Lopes. Da lì il pallone è arrivato a Molina e poi a Rispoli, che ha firmato lo 0-1.
All’inizio della ripresa i cambi che ci aspettavamo da Bucchi li ha fatti, invece, Possanzini: dentro Vasic e Davi per Anghelè e Bjarkason. L’Arezzo ha continuato con gli stessi undici e con lo stesso modulo del primo tempo.
Dopo otto minuti è arrivato il raddoppio di Vasco Lopes. Anche in questo caso tutto è nato da un errore amaranto: Viviani ha sbagliato un appoggio nella trequarti avversaria e il Südtirol ne ha approfittato per ripartire. Vasco Lopes ha calciato da fuori area trovando l’angolino basso alla destra di Nunziante.
L’Arezzo ha avuto due occasioni per accorciare le distanze con Ionita: prima un colpo di testa respinto da Plizzari quasi sulla linea, poi una traversa colpita da pochi passi.
Con la squadra di casa sbilanciata nel tentativo di riaprire la partita, gli ospiti hanno trovato ancora più spazio e sono arrivati altri due gol, firmati da Mixtur e Giorgini. La rete della bandiera l’ha segnata Mancuso all’81’, quando l’Arezzo era ormai sotto di quattro.
Le domande che lascia il 4-1
Con il senno di poi, e con la consapevolezza delle lacune tattiche emerse, alcune considerazioni sono inevitabili.
Il Südtirol, si sapeva, palleggia molto bene e riempie il centrocampo con il 3-5-2. Perché, anche alla luce delle assenze, non provare un assetto diverso, magari un 4-4-2, per evitare che gli esterni avversari avessero tutto lo spazio necessario per fare ciò che volevano?
Tredici reti subite dopo cinque giornate sono un dato che deve far riflettere. Bucchi lo ha ammesso anche nella conferenza stampa del dopo partita. La sosta arriva al momento giusto per mettere mano a difetti che contro il Südtirol si sono visti fin troppo bene.
Un sospiro di sollievo possono tirarlo soltanto i superstiziosi: nelle cinque partite disputate finora contro la squadra di Bolzano, l’Arezzo non ha raccolto nemmeno un punto. Almeno, nelle prossime 33 giornate, dovremo affrontarla una sola altra volta.
La Serie B è tutt’altra cosa rispetto alla Lega Pro. L’Arezzo ha conservato l’ossatura della scorsa stagione e questo può essere un vantaggio, ma quell’ossatura doveva — e deve — essere rinforzata. Finora gli innesti non sembrano aver portato quel qualcosa in più che ci si aspettava. L’eccezione è Illanes, il cui valore si vede a ogni intervento, ma che troppo spesso sembra predicare nel deserto di una difesa disattenta.
Adesso ci attendono tre settimane di stop. Si tornerà in campo il 10 ottobre, ancora al Comunale, contro la Cremonese. Sarà una lunga pausa, utile per correggere ciò che finora non ha girato nel verso giusto e per portare nella condizione migliore giocatori come Mancuso, che nei pochi minuti disputati tra Empoli e oggi ha dimostrato di poter aumentare la qualità della squadra.
Al termine di questo primo mini ciclo, nonostante i sei punti raccolti e tutte le “magagne” appena elencate, l’Arezzo sarebbe comunque salvo direttamente. Ed è questa, alla fine, la cosa fondamentale. Senza montarci la testa e senza fasciarcela prima del tempo.


