Nel dibattito sul possibile riequilibrio della presenza degli studenti stranieri nelle classi di Arezzo interviene anche ACB Social Inclusion, associazione che da anni lavora con scuole e famiglie del territorio.
La posizione parte da una distinzione che, secondo l’associazione, dovrebbe essere fondamentale: avere una cittadinanza diversa da quella italiana non significa automaticamente avere difficoltà con la lingua o necessitare di un particolare sostegno scolastico.
Per ACB, quindi, più che contare genericamente gli “studenti stranieri”, bisognerebbe concentrare l’attenzione sui NAI, i neo-arrivati in Italia da meno di due anni che non parlano ancora italiano o possiedono soltanto competenze linguistiche di base.
È proprio su questi studenti, sostiene l’associazione, che potrebbe avere senso verificare eventuali concentrazioni eccessive all’interno delle singole classi e valutare strumenti di riequilibrio.
Una posizione maturata sul campo. Nell’estate appena conclusa ACB Social Inclusion ha organizzato centri estivi per 36 ragazzi e ragazze di origine straniera delle scuole secondarie, finalizzati al potenziamento della lingua italiana, alla socializzazione e alla conoscenza del territorio.
A questi si sono aggiunte lezioni di italiano, due pomeriggi alla settimana, per 29 bambini delle scuole primarie.
Con l’avvio dell’anno scolastico l’associazione si prepara inoltre ad attivare, cinque giorni alla settimana e fino alla fine delle lezioni, un servizio di doposcuola e potenziamento linguistico per studenti delle secondarie di primo e secondo grado, che conta già 65 iscritti.
Sono previsti anche laboratori mattutini nelle scuole cittadine e attività di sostegno linguistico e doposcuola nei locali di due scuole primarie.
Secondo ACB, infatti, l’inclusione non può ridursi alla composizione numerica delle classi: servono strumenti aggiuntivi, competenze linguistiche, mediazione culturale e sostegno alle famiglie.
Un’attenzione particolare viene riservata all’Istituto comprensivo IV Novembre, nel quartiere di Saione, dove da tempo si registra una forte presenza di studenti con background migratorio.
Ed è proprio qui che, secondo l’associazione, una semplice redistribuzione degli alunni potrebbe presentare alcune controindicazioni.
Mandare bambini e ragazzi residenti a Saione in scuole situate in altre zone della città potrebbe infatti indebolire il rapporto tra famiglie, scuola, associazioni e presìdi sociali del quartiere.
Ci sarebbe poi un problema molto più terra terra, che quando si fanno i grandi progetti sulla carta tende misteriosamente a presentare il conto alle otto meno dieci del mattino: portare ogni giorno un bambino dall’altra parte della città.
Per le famiglie prive di un mezzo privato potrebbe diventare un disagio significativo, con un carico organizzativo che ACB ritiene potrebbe gravare soprattutto sulle madri.
Per questo, qualora venissero proposti inserimenti in scuole lontane dalla residenza, l’associazione chiede che siano previsti mediatori linguistico-culturali per coinvolgere e informare le famiglie e servizi di trasporto pubblico gratuiti che rendano realmente possibile frequentare il plesso assegnato.
Ma per ACB il lavoro principale deve essere fatto anche dentro le scuole.
Tra le misure indicate ci sono l’aumento delle ore dedicate all’italiano come seconda lingua e una maggiore disponibilità di mediatori linguistico-culturali, anche per migliorare il rapporto tra scuola e famiglie.
Il nodo, dunque, resta la definizione stessa di “studente straniero”.
«Sicuramente non possono essere considerati quelli di nazionalità diversa da quella italiana», osserva il direttivo, perché la cittadinanza non dice automaticamente nulla sulla conoscenza della lingua italiana.
Un ragazzo nato o cresciuto ad Arezzo può avere cittadinanza straniera e parlare italiano esattamente come i compagni. Al contrario, un alunno arrivato da pochi mesi può avere necessità linguistiche e didattiche molto specifiche.
È su questi ultimi, i NAI, che secondo ACB occorrerebbe concentrare risorse e interventi.
L’associazione richiama anche i dati sulla dispersione scolastica contenuti nel rapporto Oxfam dedicato alla provincia di Arezzo, sottolineando la necessità di intervenire precocemente sulle situazioni di maggiore fragilità.
«Si tratta di un investimento lungimirante», conclude il direttivo di ACB Social Inclusion, finalizzato non soltanto a una migliore convivenza, ma a garantire pari opportunità educative.
La richiesta, in sostanza, è che il dibattito non si fermi alle percentuali.
Perché dividere bene gli studenti tra le classi può essere utile. Ma senza insegnanti, mediatori, trasporti e sostegno linguistico si rischia di aver distribuito perfettamente il problema. E poco altro.


