HomeCronacheSportCalice amaranto: e ora diciamo quello che se deve dire. Quattro schiaffi...

Calice amaranto: e ora diciamo quello che se deve dire. Quattro schiaffi e il mercato finisce sotto esame

Gran pubblico al Comunale, quasi tutto amaranto, ma in campo il Südtirol passeggia fino al 4-1. Troppa poca rapidità, troppi nuovi acquisti ancora ai margini e una squadra che continua ad affidarsi all’ossatura dello scorso anno. Le pagelle del Calice non fanno sconti.

-

Calice amaranto: e ora diciamo quello che se deve dire. Quattro schiaffi e il mercato finisce sotto esame

Gran pubblico al Comunale, quasi tutto amaranto, ma in campo il Südtirol passeggia fino al 4-1. Troppa poca rapidità, troppi nuovi acquisti ancora ai margini e una squadra che continua ad affidarsi all’ossatura dello scorso anno. Le pagelle del Calice non fanno sconti.

🍷 Il calice amaranto
Opinioni, impressioni e analisi sul mondo dell’Arezzo calcio viste dalla parte del tifoso. Una rubrica di Cesare Fracassi, tra campo, mercato e passione amaranto.

Gran pubblico, quasi tutto aretino. Una bella cornice, una città che risponde presente e un Arezzo che invece prende quattro gol in casa dal Südtirol.

Finisce 4-1. E stavolta, più che cercare scuse, alibi, episodi e congiunzioni astrali, bisogna dire quello che se deve dire.

Il Comunale prima del fischio d’inizio: le formazioni annunciate davanti a un pubblico ancora pieno di speranze. Poi, purtroppo, ha parlato il campo

Il Südtirol sarà pure una squadra ostica, organizzata e ordinata, ma proprio per questo la differenza vista in campo fa ancora più male: da una parte una squadra che sapeva cosa fare, dall’altra un Arezzo troppo spesso rabberciato, lento e prevedibile.

E allora una domanda viene spontanea: chi ha portato Cerri, Olivieri e un Nunziante apparso ancora emozionato e insicuro, dovrebbe spiegare a cosa servono gli acquisti “di quantità” se poi continuiamo a giocare con otto o nove undicesimi della squadra dello scorso anno.

Perché la quantità va bene al mercato ortofrutticolo. Nel calcio, ogni tanto, servirebbero anche qualità, rapidità e giocatori capaci di cambiare passo.

La rapidità che manca non si sostituisce mettendosi bene in posizione. Se arrivi sempre dopo, puoi anche essere piazzato col righello: il pallone intanto è già da un’altra parte.

Ma veniamo ai voti. E qui il calice, più che amaranto, stavolta sa parecchio d’amaro.

Nunziante 4 – Come i gol presi. Sul passaggio avventato di Coppolaro esce di testa quando forse avrebbe potuto indietreggiare e giocarla di piede. Ma anche coi piedi non sembra ancora propriamente Neuer. Nell’area piccola trasmette poca sicurezza e soprattutto poca decisione. Il portiere deve comandare, non chiedere permesso.

Coppolaro 5,5 – Mezzo voto in più per un salvataggio importante in area. Per il resto, giornata complicata e qualche responsabilità di troppo nella gestione del pallone.

Gilli 5,5 – Poco determinante nei recuperi e poco incisivo dentro l’area piccola. Quando dietro balla tutto, servirebbe qualcuno capace almeno di scegliere la musica.

Illanes 6 – Va avanti soprattutto di mestiere. E in giornate così il mestiere è già una forma di sopravvivenza.

Righetti 6 – Impegno vero contro uno degli avversari più pericolosi, il numero 11 Fortes. Non sempre basta, ma almeno ci mette gamba e applicazione.

Sala 6 – Poco appariscente nel primo tempo, più dinamico nella ripresa. Cresce col passare dei minuti quando ormai, purtroppo, il conto al tavolo era già parecchio salato.

Viviani 5 – Statuina del presepe. Statico, lento, troppo spesso spettatore mentre il centrocampo avrebbe avuto bisogno di corsa e velocità di pensiero. Natale è ancora lontano, ma la statuina l’abbiamo già trovata.

Ionita 6,5 – Il più generoso e intraprendente. Corre, prova, si propone. Quando la barca imbarca acqua, almeno lui cerca un secchio.

Pattarello 6– – Poco servito e ben marcato. Non riesce quasi mai ad accendersi come sa, ma se il pallone gli arriva col contagocce è difficile pretendere l’incendio.

Cianci 5,5 – Strattonato, bloccato, stretto nella morsa dei difensori. Una domenica simile a quella vissuta dagli attaccanti del Genoa in Coppa: tanta lotta, pochissima libertà.

Olivieri 5 – Tre palloni, quattro errori. Sì, matematicamente è difficile, ma oggi è sembrato possibile. Dopo mezz’ora aveva già finito buona parte della benzina.

Cerri 5 – Scoordinato e inefficace. Entra per dare qualcosa in più e lascia soprattutto domande.

Arena 6 – La presenza si sente. Le fasce andavano sfruttate di più, anche se spingere ulteriormente significava lasciare un centrocampo già abbastanza scoperto da poterci parcheggiare.

Mancuso 6,5 – Un giocatore. Punto. Pochi minuti, ma un bel gol e la sensazione che certe qualità non abbiano bisogno di mezz’ora di spiegazioni. La porta la vede, e questo nel calcio continua ad avere una sua discreta utilità.

Chierico 5,5 – Entra e prova a esserci, anche se si vede poco. È uno da seconde palle, da movimento vicino alle punte, ma per sfruttarlo bisogna arrivarci, sulle seconde palle.

Leone e Manes: n.c. – Troppo poco per giudicare.

Bucchi 5,5 – La quantità, ma non la qualità.

Campagna acquisti 4,5 – Qui viene il punto più doloroso. Tanti giocatori presi, tanti nomi aggiunti, ma l’Arezzo continua ad affidarsi in larga parte alla squadra dello scorso anno. Allora la domanda è semplice: abbiamo comprato per migliorare o per riempire l’album delle figurine?

Quattro gol presi oggi. Cinque a Verona.

I numeri, a differenza delle conferenze stampa, hanno il brutto vizio di non conoscere la diplomazia.

Il campionato è lungo, per fortuna. C’è tempo per correggere, inserire, lavorare e dimostrare che il mercato vale più del voto che gli diamo oggi.

Ma una cosa deve essere chiara: questa città, questo pubblico e chi continua ad andare allo stadio meritano una squadra che dia tutto.

Avevamo detto che chi entra in campo deve dare per cinque.

Non intendevamo cinque gol agli avversari.

Lascia un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here

Cesare Fracassi
Cesare Fracassi
Nato ad Arezzo nel 1946, in via Crispi 66, al suono della prima sirena del Fabbricone. Frequentò le elementari a Sant'Agnese, una scuola di vita e di battaglie. Dopo le medie, proseguì con il liceo classico e intraprese studi di medicina e giurisprudenza, completando tutti gli esami di quest'ultima. Calciatore dilettante, fondatore della squadra Tuscar Canaglia, sciatore agonistico e presidente della FISI provinciale. Esperienze lavorative: mangimista, bancario, consulente finanziario, orafo, advisor per carte di credito, ideatore della 3/F Card, registrata presso la SIAE (sezione Olaf n°1699 del 13/4/2000) con il titolo "Global System", agricoltore e, ora, pensionato.

Punture scelte

Quando l’Ortica fa le pulci: UnoAerre inaugura il nuovo stabilimento. Bellissimo, sostenibile… ma Teletruria si dimentica di dire dove

Sabato 19 settembre alle 10.30 UnoAerre inaugurerà una nuova struttura produttiva dedicata al fashion jewellery e alla bigiotteria di alta gamma. Una notizia importante per...
clickandfly dervizi foto video con drone o senza per agriturismi cantine

I più letti della settimana

Dello stesso autore

L’Ortica punge gratis, ma mantenerla costa

Se questo articolo ti è piaciuto, irritato o almeno evitato cinque minuti di Facebook, puoi offrirci un caffè. Anche 3 euro aiutano L’Ortica a restare libera, indipendente e fastidiosa.

Offri un caffè all’Ortica ☕