La guerra dei funghi, a quanto pare, ha deciso di allargare il fronte.
Due giorni fa raccontavamo su L’Ortica il ritorno delle vecchie tensioni nei boschi toscani: cercatori arrivati da fuori, raccolte considerate eccessive, proprietà attraversate con la naturalezza di chi entra nel corridoio di casa propria e, soprattutto, vecchi racconti di automobili ritrovate con le gomme bucate. Ne avevamo parlato qui, nella nostra “guerra del bosco”.
Nei commenti erano riaffiorati anche episodi riferiti al Casentino, con segnalazioni e ricordi legati alle zone di Quota e Raggiolo. Testimonianze personali, avevamo precisato, e non fatti accertati caso per caso.
Ora però dalla Valtiberina arriva un episodio ben più concreto.
Nella zona della Faggeta, a circa sei chilometri dal centro di Caprese Michelangelo, cinque automobili sono rimaste danneggiate dopo essere passate sopra alcuni chiodi appuntiti incastrati nelle fessure dell’asfalto.
Non proprio il benvenuto della Pro Loco.
Le vetture appartenevano soprattutto a persone arrivate da fuori provincia, in particolare dalla Romagna, per trascorrere la mattinata nei boschi alla ricerca di porcini e ovuli.
Erano partiti con paniere, scarponi e coltellino.
È servito anche il carro attrezzi.
I chiodi sarebbero stati sistemati in modo da risultare difficilmente visibili e nel giro di poche ore cinque mezzi hanno forato. Una vettura sarebbe riuscita nell’impresa di perdere addirittura tre gomme su quattro, risultato che nel campionato nazionale della bastardata boschiva vale almeno la qualificazione alle coppe europee.
Sul posto sono intervenuti i soccorsi e i carabinieri hanno effettuato verifiche nell’area.
Ed è proprio questo il punto in cui la tradizionale rivalità tra fungaioli smette di essere folklore.
Perché discutere su chi raccoglie troppo, su chi arriva alle cinque del mattino, su chi entra nelle proprietà private o su chi pubblica su Facebook la cesta con quattordici porcini come se avesse conquistato Kabul può anche far parte della liturgia autunnale.
Piantare chiodi su una strada è un’altra faccenda.
Tra l’altro Caprese Michelangelo non è un luogo qualsiasi per questa storia: il territorio fa parte della Valtiberina Toscana, zona nella quale la raccolta dei funghi rappresenta una presenza abituale e organizzata, tanto che l’Unione Montana gestisce anche servizi specifici legati a funghi, tartufi e autorizzazioni.
Il problema, evidentemente, non è il porcino.
È l’essere umano che gli gira intorno.
E quanto accaduto a Caprese non sembra neppure un fenomeno completamente isolato nel panorama toscano.
Proprio in questi giorni, a Montaione, nel Fiorentino, l’amministrazione comunale ha denunciato pneumatici squarciati alle auto di alcuni cercatori di funghi nelle zone di Pian delle Querce e via dei Cerroni, chiedendo un rafforzamento dei controlli. Anche in quel caso le cronache locali riferiscono che le vetture colpite appartenevano a persone arrivate da fuori comune.
La storia, del resto, ha precedenti.
Nel settembre 2022, sull’Appennino pistoiese, furono segnalate punte d’acciaio, chiodi e pezzi di lamiera lungo strade frequentate dai cercatori di funghi. Nella trappola finì persino un mezzo delle guardie dell’Unione dei Comuni.
Sotto i post social dedicati alla “guerra dei funghi”, intanto, riaffiorano racconti che riportano la questione molto più vicino a noi.
C’è chi sostiene di aver trovato le gomme bucate già due volte, chi ormai parcheggia lasciando una fototrappola vicino all’auto e chi indica espressamente Ortignano Raggiolo come zona dove episodi del genere sarebbero già avvenuti. Sono testimonianze personali pubblicate sui social, non fatti verificati caso per caso, e come tali vanno considerate.
Un utente racconta invece una giornata con “più macchine che funghi”, fotografia forse involontariamente perfetta della pressione che si crea nei boschi quando parte la corsa al porcino.
E non manca chi invita alla prudenza sulle cause delle forature: sulle strade sterrate, osserva un commentatore, chiodi e frammenti metallici possono trovarsi anche nei materiali di recupero utilizzati per il fondo stradale. In altre parole, non ogni gomma bucata certifica automaticamente l’esistenza della Spectre del porcino.
Poi ci sono i commenti più accesi, quelli che promettono vendette, bastoni e perfino fucili. Quelli li lasciamo volentieri a Facebook, dove in settembre il confine tra cercatore di funghi e guerrigliero dell’Appennino diventa sorprendentemente sottile.
Insomma, cambiano le montagne ma il regolamento non scritto sembra sempre quello.
Il fungo nasce.
Il fungaiolo arriva.
Il residente s’incazza.
Qualcuno esagera.
E alla fine lavora il gommista.
Resta naturalmente da capire come siano finiti quei chiodi nell’asfalto della Faggeta e se siano stati collocati deliberatamente. I carabinieri hanno effettuato verifiche nell’area, ma attribuire responsabilità o moventi prima degli accertamenti sarebbe trasformare una cronaca in una sagra delle supposizioni.
Ma il quadro che emerge tra Casentino, Valtiberina e altri territori toscani merita ormai qualcosa di più della battuta sul “fungaiolo forestiero”.
Perché un pneumatico squarciato è un danno.
Tre pneumatici forati sono una bella botta economica.
E mettere deliberatamente oggetti appuntiti sull’asfalto può trasformare la guerra del porcino in qualcosa di decisamente più pericoloso di una lite su chi sia arrivato prima alla fungaia.
Forse sarebbe il momento di ricordare una regola rivoluzionaria.
Il bosco non è di chi trova per primo il porcino.
E nemmeno di chi possiede più chiodi.
Questo articolo usa l’ironia per commentare fatti reali.


