Arezzo Wave ha il progetto, ha l’artista, ha il bando e, in caso di selezione, avrebbe pure il finanziamento. Manca una cosa apparentemente secondaria: un muro.
La Fondazione Arezzo Wave Italia lancia infatti un appello per trovare una parete sulla quale realizzare un’opera di arte contemporanea dedicata ai quarant’anni del festival, firmata dal disegnatore e fumettista Daniele Caluri.
Secondo quanto ricostruito dalla Fondazione nel comunicato diffuso oggi, il confronto con il Comune di Arezzo è iniziato il 16 agosto, quando venne inviata una prima immagine del progetto dopo una conversazione avvenuta il giorno precedente.
Da allora sarebbero state prese in considerazione diverse possibili collocazioni. Pareti viste, pareti valutate, pareti forse troppo pareti. Alla fine, però, nessuna sarebbe risultata disponibile.
Domenica 13 settembre il Comune avrebbe proposto un nuovo spazio, inviandone anche le fotografie. Arezzo Wave racconta di aver dato immediatamente la propria disponibilità e di aver trasmesso nel giro di pochi minuti l’immagine prevista per il murale.
Poi, il 15 settembre, a otto giorni dalla scadenza del bando, è arrivata la doccia fredda: secondo la Fondazione sarebbe stato comunicato che non c’erano più i tempi tecnici necessari per completare le verifiche e concedere l’autorizzazione.
Ed eccoci così nel pieno dell’arte contemporanea aretina: l’opera esiste, il muro pure da qualche parte, ma i due non riescono ancora a incontrarsi.
Il problema è che il bando “Toscana in Contemporanea” scade alle ore 12 del 23 settembre. A questo punto, spiegano da Arezzo Wave, trovare un’altra parete, ottenere il via libera del proprietario e completare in tempo la candidatura diventa una corsa contro il calendario.
Da qui l’appello a privati, imprese, associazioni e anche ad altri Comuni del territorio: chi dispone di una parete adatta, collocata in uno spazio pubblico o comunque visibile e fruibile, può farsi avanti e autorizzarne l’utilizzo.
In caso di selezione, il progetto potrebbe ricevere un finanziamento regionale fino a 20 mila euro, mentre la quota restante sarebbe sostenuta direttamente dalla Fondazione Arezzo Wave Italia.
L’obiettivo è lasciare sul territorio un’opera permanente dedicata ai quarant’anni del festival nato ad Arezzo, capace anche di riqualificare uno spazio e ricordare una storia culturale che ha attraversato più generazioni di aretini.
Per la Fondazione sarebbe anche un regalo alla città che ha visto nascere Arezzo Wave e che resta legata al marchio del festival.
Ora serve soltanto una parete.
Ad Arezzo abbiamo mura medievali, palazzi storici, recinzioni, facciate, sottopassi e probabilmente qualche muro contro cui sbattere la testa. Quello giusto, però, ancora non si trova.
E così, per celebrare quarant’anni di musica, potrebbe finire che l’opera più contemporanea di tutte sia proprio questa: il murale che nessuno riesce a dipingere perché manca il muro.


