L’emozione era incontenibile. Alla prima piega il cuore gli sembrò scoppiare. Lui, foglio di un blocco a quadretti, avrebbe volato! Sarebbe partito, in aria, seguendo le linee invisibili del vento.
Lui che per natura non lo poteva fare l’avrebbe fatto.
Il blocco scuoteva il capo. Gli altri fogli lo guardavano chi con gioia, chi con invidia. Lui era stato strappato. Lui solo. Nessun altro. Non per aspirare al cielo. Ed ora stava tra le sue mani.
Fu piegato con cura. Ogni piega un ripasso con le unghie.
“Ricordati di noi” gli disse la spirale che, un tempo, gli stava accanto. Lui sorrise ma, dentro, tremava. Stava per partire.
Fu lanciato da una finestra della scuola nel tempo dell’intervallo. Non aveva fatto caso alle parole che portava con sé.
La calligrafia minuta di una penna blu. Simboli rossi sulla piega di una delle ali.
Fu lanciato e subito, subito, precipitò. Quelle parole erano pesanti. Troppo. Difficile rendersene conto mentre si scrive di quanto peso porti con sé ogni parola.
“Ed ora?” pensò una volta a terra mentre il vento, curioso, gli si avvicinava.
“Fammi leggere!” disse il vento quando lo raggiunse, e si fermò.
Oggi, nel ripensarci, il foglio ancora dice: “Che strano. Pensavo di poter volare. Di conoscerti in volo, di sfiorare il sole”.
E il vento sempre gli risponde: “Cadesti come una lacrima e fui io a venirti incontro per le tue parole”.


