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OroArezzo, quando l’oro luccica meno

L'altra faccia della kermesse orafa

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OroArezzo, quando l’oro luccica meno

L'altra faccia della kermesse orafa

Tra padiglioni semivuoti, espositori dimezzati e qualche lattina fuori posto, la fiera aretina sembra aver perso un po’ dello smalto di un tempo.

Dopo qualche anno sono tornato a visitare OroArezzo. Molti imprenditori orafi mi hanno raccontato le difficoltà degli ultimi mesi e, in effetti, si tratta di un fenomeno che va ben oltre i confini aretini. La crisi dei consumi, l’incertezza economica e la prudenza delle famiglie hanno ridotto la propensione all’acquisto un po’ ovunque nel mondo. Contro questi fattori, anche aziende sempre più qualificate e competitive possono fare ben poco.

Resta però una sensazione difficile da ignorare. Rispetto a qualche anno fa, gli espositori appaiono sensibilmente diminuiti. Il confronto con la fiera di Vicenza viene spontaneo e porta molti operatori a interrogarsi sulla capacità della manifestazione aretina di attrarre aziende e visitatori. C’è chi sostiene che l’evento continui a reggersi anche grazie all’arrivo di operatori invitati e ospitati dall’organizzazione provenienti dai mercati più disparati. Non è una mia valutazione, ma una considerazione raccolta tra gli addetti ai lavori.

L’impressione generale è quella di una manifestazione sottotono, ospitata in spazi progettati per numeri ben più consistenti. I padiglioni sembrano talvolta troppo grandi per il volume di aziende presenti e anche la struttura fieristica mostra inevitabili segni del tempo. D’altronde, i risultati economici del Centro Affari degli ultimi anni non sembrano lasciare molto spazio a interventi di ammodernamento particolarmente ambiziosi.

A colpire è anche qualche dettaglio che stona con l’immagine di eccellenza che il comparto orafo aretino meriterebbe. Nel piazzale d’ingresso, in pieno orario fieristico, non era difficile imbattersi in mozziconi di sigaretta e lattine abbandonate. Piccole cose, certo, ma che contribuiscono a trasmettere una sensazione di trascuratezza poco compatibile con una vetrina internazionale.

L’auspicio è che si tratti soltanto di una fase di passaggio. Perché il distretto orafo aretino resta una delle eccellenze economiche del territorio e merita una manifestazione all’altezza della sua storia e del suo prestigio.

Mala tempora currunt.

Alessandro Ruzzi
Alessandro Ruzzi
Aretino nato (1961) e cresciuto, per una ventina d'anni nel settore orafo sino alla direzione di aziende importanti. Laureato in economia, aziendalista specializzato nella consulenza direzionale in vari settori. Per anni dal web ho castigato i cattivi comportamenti della politica aretina, nel 2013 un regalo della natura mi ha messo in sedia a rotelle. Da allora cospargo d'olio i miei freni inibitori sino a divenire scortese davanti alle superficialità che coinvolgono i disabili motori e ne sconvolgono la già difficile vita. Nel 2015 mi sono candidato pure a sindaco per portare all'evidenza della città le problematiche che incontrano i disabili (e non solo); compatibilmente con gli acciacchi continuo a non fare sconti.

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