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Arezzo imperiale: cosa rivela il cedimento della colonna

Un cedimento strutturale riaccende l’attenzione sulle radici romane della città

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Arezzo imperiale: cosa rivela il cedimento della colonna

Un cedimento strutturale riaccende l’attenzione sulle radici romane della città

Il recente cedimento della colonna riporta alla luce un passato sorprendente: sotto l’area interessata si celano infatti le antiche strutture sportive dell’Arezzo di epoca romana imperiale.

Nella zona che si estende dall’anfiteatro fino a via Guido Monaco, in direzione della stazione, erano presenti vasche utilizzate per gli allenamenti delle naumachie. Queste si collocavano tra il ristorante Cecco e il palazzo Montaini. Nello stesso comparto sorgevano anche due templi dedicati alle dee Minerva e Diana, figure centrali nella tradizione leggendaria di Aretium.

Diana, identificata con Artemide, dea della caccia, dei boschi e degli animali selvatici, oltre che protettrice delle donne, viene considerata dalla tradizione la fondatrice della città. Minerva, invece, rappresentava la saggezza, l’arte della guerra, la giustizia e la tessitura: proprio quest’ultima attività contribuì alla fama di Arezzo fin dall’antichità.

Già in epoca etrusca, infatti, le armi forgiate ad Arezzo erano rinomate. La città costituiva la prima grande fortificazione incontrata dai popoli diretti verso Roma. Imponenti mura ciclopiche la cingevano, e — secondo quanto riportato da Tito Livio — il territorio contava fino a centomila abitanti, includendo il contado.

Proprio nell’area di Piazza San Jacopo si trovava il centro di questi insediamenti, sia sportivi che religiosi. Le acque, successivamente regimentate con la costruzione della paratia detta “la Parata”, venivano convogliate nel Castro e utilizzate per alimentare le naumachie tramite un invaso scavato tra via del Ninfeo e via Francesco Crispi.

Il deflusso doveva necessariamente dirigersi verso la zona della Pescaiola, per poi confluire nel Vingone. A conferma di questo antico sistema idraulico, nel 1934 la stessa area fu colpita da un’alluvione con oltre 80 centimetri d’acqua: un episodio che evidenzia la natura artificiale e fortemente canalizzata del Castro, sviluppato in linea retta fino al vecchio bastione Bastanzetti.

Ad oggi, tuttavia, non sono ancora stati espressi commenti ufficiali su queste possibili connessioni storiche.

2 COMMENTI

  1. Signori, non è ceduta in basso sprofondando ma è ceduta in alto schiacciandosi. Dalle foto pubblicate si vede anche un tubo arancione interno alla colonna e una grossa cavità. C’è bisogno di aggiungere altro?

  2. Certo, calcolato male la portanza, tuttavia nei lavori effettuati nei fondi si é trovato un flusso di acqua inaspettato, che poteva essere lo scarico delle grandi vasche che si trovavano accanto ai reperti ancora sotto il palazzo Vivarelli, Monte dei Paschi di Siena.

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Cesare Fracassi
Cesare Fracassi
Nato ad Arezzo nel 1946, in via Crispi 66, al suono della prima sirena del Fabbricone. Frequentò le elementari a Sant'Agnese, una scuola di vita e di battaglie. Dopo le medie, proseguì con il liceo classico e intraprese studi di medicina e giurisprudenza, completando tutti gli esami di quest'ultima. Calciatore dilettante, fondatore della squadra Tuscar Canaglia, sciatore agonistico e presidente della FISI provinciale. Esperienze lavorative: mangimista, bancario, consulente finanziario, orafo, advisor per carte di credito, ideatore della 3/F Card, registrata presso la SIAE (sezione Olaf n°1699 del 13/4/2000) con il titolo "Global System", agricoltore e, ora, pensionato.

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