🍷 Il calice amaranto
Opinioni, impressioni e analisi sul mondo dell’Arezzo calcio viste dalla parte del tifoso. Una rubrica di Cesare Fracassi, tra campo, mercato e passione amaranto.
Ci sono sconfitte che si possono accettare, altre che fanno arrabbiare e altre ancora che ti fanno domandare se hai visto la stessa partita dell’allenatore. Carrarese-Arezzo 2-1 appartiene decisamente alla terza categoria.
Ho perso la testa. E non soltanto per il risultato.
Una formazione rivoluzionata, priva ai miei occhi di qualsiasi cognizione logica. Una squadra che per tutta la partita ha dato l’impressione di cercare se stessa, senza riuscire a trovarsi. E quando finalmente siamo arrivati a tirare in porta, eravamo al 93° minuto, su calcio di rigore.
Novanta minuti per arrivare a questo. Vien da chiedersi se nel frattempo avessimo smarrito anche le istruzioni del gioco del calcio.
La partita è stata compromessa prima dallo spazio concesso agli avversari e da un’uscita tentennante di Nunziante, poi da un secondo gol nato come conseguenza di molteplici errori difensivi.
Una somma di disattenzioni che si paga. E si paga cara.
Ma quello che lascia più perplessi è la scelta iniziale di Bucchi. Cambiare tanto, rivoluzionare gli equilibri e poi ritrovarsi con una squadra senza idee e senza pericolosità offensiva non può essere liquidato come una semplice serata storta.
Il turnover può essere necessario, ma deve avere un senso. Altrimenti diventa una specie di tombola: si estraggono undici numeri e si spera che escano quelli buoni.
A Carrara, evidentemente, la cartella non l’abbiamo completata.
I voti del Calice
Nunziante 5,5 – Primo tempo da 6,5, secondo da 4,5. La media è matematica, il dispiacere calcistico. Da sicurezza a incertezza nel giro di quarantacinque minuti.
Martinez 6 meno meno – La sufficienza resta, ma bisogna tenerla stretta. Molto stretta.
Gilli 6 – Finché è rimasto in campo ha fatto il suo. E di questi tempi non è poco.
Ferrari 5,5 – Ex, ex. Qualche attenuante, ma niente che faccia gridare al miracolo.
Cagnano 5 – Ex, ex, ex. Serata da archiviare senza nemmeno guardare gli highlights.
Mawuli 5,5 – Lento. E quando il centrocampo cammina mentre gli altri corrono, la strada diventa tutta in salita.
Iaccarino 5,5 – Inconsistente. Troppo poco per dare sostanza e ordine alla squadra.
Sala 6 meno meno – Arriva alla sufficienza con qualche difficoltà. Ma almeno ci arriva.
Pattarello 6 meno meno – Il rigore salva qualcosa in una serata nella quale davanti si è visto davvero poco.
Mancuso 5,5 – Poca cosa. E da uno con la sua esperienza sarebbe lecito aspettarsi ben altro.
Leone 5,5 – Né in avanti né dietro. In mezzo, purtroppo, senza lasciare grandi tracce.
Gli altri entrati: 6 di fiducia – Perché ogni tanto bisogna anche aggrapparsi alla speranza. Altrimenti si chiude tutto e si va a letto.
Bucchi: che formazione?!?
Qui il voto diventa quasi superfluo. La domanda è molto più importante del numero.
Mister, ma che formazione era?
Perché cambiare si può, sbagliare pure, ma bisogna almeno dare alla squadra una logica riconoscibile. Stasera io, dalla parte del tifoso, questa logica non l’ho vista.
E non credo di essere stato l’unico.
Mi riservo ulteriori considerazioni al termine del viaggio di ritorno, che si annuncia assai più mesto che sazio.
Perché il tifoso amaranto può digerire una sconfitta, anche due. Ma quando non capisce più che cosa sta guardando, allora il boccone diventa davvero difficile da mandare giù.
Il vino nel calice stasera è amaro. Molto amaro.
Foto: S.S. Arezzo


