A Castiglion Fiorentino sono stati identificati i giovani ritenuti coinvolti nel pestaggio dell’artigiano di 35 anni, aggredito nella notte tra sabato 24 e domenica 25 ottobre in Corso Italia. Si tratta di ventenni maggiorenni residenti nel comune di Cortona. Due, in particolare, sarebbero quelli che hanno materialmente colpito l’uomo. Gli accertamenti sulle responsabilità individuali e sugli altri presenti proseguono.
È il primo sviluppo della vicenda di cui abbiamo scritto ieri in “Castiglioni, l’isola felice prende a cazzotti la cartolina”. La cartolina, intanto, resta ammaccata. E soprattutto resta un uomo ferito, che delle rassicurazioni da dépliant se ne fa pochino.
L’identificazione sarebbe arrivata attraverso i filmati della videosorveglianza e le riprese effettuate con i cellulari. Alle indagini lavorano i carabinieri di Castiglion Fiorentino e della compagnia di Cortona, con la collaborazione della Polizia municipale. Il 35enne ha presentato denuncia querela, dando avvio agli accertamenti.
Le immagini mostrano un’aggressione con pugni e calci, anche mentre la vittima si trova a terra. L’artigiano ha riportato lesioni alla spalla, tali da richiedere un intervento chirurgico, oltre a traumi a una gamba e altre ferite. Chiamarla “serata movimentata” sarebbe un favore al vocabolario di chi minimizza.
Per i presunti aggressori si prospetta una denuncia per lesioni dolose, con l’aggravante di aver agito in gruppo. Sono inoltre indicati come possibili provvedimenti amministrativi quali il Daspo urbano. Possibili, appunto: identificare una persona, denunciarla e condannarla sono passaggi diversi, anche se sui social spesso si sbriga tutto prima che sia pronto il caffè.
Resta da ricostruire l’inizio della vicenda. L’ipotesi riportata è quella di un diverbio nato dentro un bar e poi sfociato nella violenza in strada. Che cosa abbia acceso la discussione e quale sia stato il ruolo di ciascuno deve ancora essere chiarito. I punti interrogativi sul movente, però, non rendono meno gravi i colpi documentati dalle immagini.
I giovani identificati sono italiani di seconda generazione. È un dato che non spiega il pestaggio e non distribuisce responsabilità collettive. Quelle individuali le devono accertare gli investigatori: per il censimento etnico sotto i post, invece, purtroppo i volontari non mancano mai.
Il video diffuso sui social dall’avvocato Domenico Nucci, che assiste il 35enne, ha portato la vicenda all’attenzione pubblica. Ora, oltre all’indignazione, servono risposte: sulle responsabilità dell’aggressione e sulle misure concrete per la sicurezza di chi frequenta il centro.


