Ad Arezzo l’acqua esiste. È stata avvistata recentemente in piazza San Jacopo, dove una fontana ha ripreso a zampillare provocando stupore tra i cittadini e probabilmente qualche crisi di nervi negli uffici competenti.
Ai Giardini Porcinai, invece, la situazione è sotto controllo: le fontane con la Chimera continuano a non funzionare. Nessuno zampillo, nessun rumore d’acqua, nessun rischio di bagnarsi. Un esempio straordinario di tutela preventiva del patrimonio storico.
Dopo una riqualificazione dei giardini costata oltre un milione di euro, le fontane sono ancora asciutte. A sollevare nuovamente il problema sono i gruppi consiliari Con Arezzo, Scelgo Arezzo e Progetto Civico Arezzo, che hanno presentato un’interrogazione a risposta scritta indirizzata al vicesindaco Gianfrancesco Gamurrini.
La domanda, apparentemente rivoluzionaria, è questa: quando potremo vedere dell’acqua dentro una fontana?
Una pretesa piuttosto ambiziosa, considerando che ad Arezzo la presenza dell’acqua nelle fontane pubbliche viene ormai classificata tra gli eventi straordinari, insieme alla neve a Ferragosto e a un cantiere terminato prima del previsto.
La Chimera può sputare fuoco, ma per l’acqua serve il permesso
La questione, naturalmente, è più complessa.
Nel luglio scorso Gamurrini aveva spiegato sui social che il Comune aveva presentato un progetto per il recupero delle fontane, ma che la Soprintendenza aveva espresso parere negativo.
Secondo la ricostruzione fornita dal vicesindaco, il progetto trasmesso il 29 aprile 2025 prevedeva anche il rialzamento del fondo delle vasche per ragioni di sicurezza. Il parere negativo sarebbe arrivato il 29 ottobre dello stesso anno.
In sostanza, per far funzionare le fontane occorrerebbe intervenire sulle vasche, ma per intervenire sulle vasche bisogna rispettarne il valore storico.
Una situazione talmente perfetta che potrebbe essere inserita nei manuali universitari sotto la voce: «Come impedire all’acqua di bagnare senza chiudere il rubinetto».
La Chimera, del resto, è una creatura mitologica con testa di leone, corpo di capra e coda di serpente. Pretendere che sappia gestire anche una pratica amministrativa sarebbe francamente eccessivo.
L’opposizione vuole vedere le carte. L’acqua, per adesso, nemmeno quelle.
I tre gruppi consiliari chiedono di conoscere le comunicazioni ufficiali intercorse tra Comune e Soprintendenza, le motivazioni che impediscono la riattivazione degli impianti e le iniziative che l’amministrazione intende intraprendere per superare lo stallo.
In particolare, vogliono verificare quanto sostenuto pubblicamente da Gamurrini, che nel suo video aveva attribuito alla Soprintendenza la responsabilità del blocco.
Richieste legittime. Anche perché, quando due istituzioni non riescono a mettersi d’accordo su una fontana, viene spontaneo chiedersi cosa succederebbe se dovessero costruire un acquedotto.
Nel frattempo, secondo gli atti e le ricostruzioni già pubblicate, il Comune aveva previsto un intervento specifico sulle fontane da circa 200mila euro, distinto dalla riqualificazione complessiva dei giardini.
Soldi, progetti, pareri, relazioni, uffici, sopralluoghi e corrispondenza istituzionale.
Manca soltanto un dettaglio: l’acqua.
L’Ortica lo diceva già quando le fontane erano considerate arredamento asciutto
Il 6 marzo 2025 L’Ortica aveva pubblicato un articolo dedicato alle fontane cittadine, raccontando una situazione che sembrava uscita da un concorso di idee per trasformare gli impianti idraulici in fioriere, cestini e monumenti all’attesa.
Da piazza Risorgimento ai Giardini Porcinai, passando per piazza Giotto e altri angoli della città, avevamo documentato un fenomeno curioso: ad Arezzo le fontane sembravano funzionare meglio quando venivano utilizzate per qualsiasi cosa tranne quella per cui erano state costruite.
Poi, l’8 ottobre scorso, il miracolo di piazza San Jacopo: l’acqua è tornata davvero.
Un precedente pericolosissimo. Se la notizia si diffondesse, anche le altre fontane potrebbero pretendere di funzionare.
La proposta: istituire il Museo dell’Acqua Assente
A questo punto L’Ortica propone una soluzione capace di mettere tutti d’accordo: dichiarare le fontane dei Giardini Porcinai patrimonio immateriale dell’umanità.
Immateriale perché l’acqua non si vede.
Accanto alle vasche potrebbe essere collocato un cartello:
«Qui un tempo scorreva l’acqua. Attualmente è impegnata in una conferenza di servizi».
Si potrebbe perfino organizzare una visita guidata per turisti, accompagnandoli davanti alle Chimere e spiegando che si tratta di un raro esempio di fontana a funzionamento burocratico: invece dell’acqua, produce documentazione.
E se proprio si volesse inaugurare qualcosa, basterebbe tagliare un nastro davanti al rubinetto chiuso.
Sarebbe probabilmente l’unica cerimonia senza rischi di schizzi.
Adesso, però, servono risposte vere
Dietro le battute rimane una questione seria: perché, dopo mesi dalla riapertura dei giardini, non è stata ancora trovata una soluzione condivisa tra Comune e Soprintendenza?
Quali modifiche sono state richieste o respinte? Esistono alternative tecniche? E soprattutto, quali sono i tempi realistici per restituire alla città le sue fontane?
L’interrogazione dei gruppi consiliari può servire a chiarire queste domande, a patto che arrivino risposte documentate e non soltanto un altro video.
Perché la Soprintendenza deve tutelare i monumenti, il Comune deve far funzionare gli spazi pubblici e i cittadini avrebbero persino il diritto di vedere entrambe le cose contemporaneamente.
Intanto la Chimera aspetta.
Ha attraversato venticinque secoli di storia, è sopravvissuta agli Etruschi, ai Romani e alla modernità.
Vuoi che si spaventi per qualche altro mese senz’acqua?
Questo articolo usa l’ironia per commentare fatti reali.


