Un assalto organizzato nei minimi dettagli, con strade bloccate, alberi abbattuti e mezzi dati alle fiamme. È lo scenario dell’attacco alla Fratelli Chini srl di Ponticino, nel comune di Laterina Pergine Valdarno, avvenuto questa mattina, mercoledì 14 ottobre, intorno alle 5.
Nel mirino è finita una delle aziende storiche del distretto orafo aretino, fondata nel 1952 e specializzata nella produzione di gioielli, oreficeria, lavorazione di metalli preziosi e semilavorati per moda e pelletteria.
Secondo le prime ricostruzioni, la banda, composta da diversi uomini mascherati, avrebbe predisposto veri e propri sbarramenti a Ponte alla Volpe e sotto il ponte di Rimaggio. Un mezzo rubato sarebbe stato incendiato per bloccare la viabilità, mentre un altro sarebbe stato utilizzato come ariete per sfondare la recinzione e un accesso dello stabilimento.
Il sistema di allarme ha però fatto scattare l’intervento degli istituti di vigilanza e dei Carabinieri. Il colpo non è riuscito e i malviventi sarebbero fuggiti senza raggiungere i preziosi.
A confermare il fallimento dell’assalto è Egidio Chini, titolare dell’azienda, che ha espresso apprezzamento per il tempestivo intervento delle forze dell’ordine.
«Un plauso alle forze dell’ordine che hanno agito nell’immediato. Il colpo non è andato a buon fine. Ora stiamo conteggiando i danni alla nostra azienda, ma per fortuna i malviventi non sono arrivati ai preziosi».
C’è intanto un possibile sviluppo investigativo. Una o più persone sarebbero state fermate dalla Polizia Stradale lungo l’A1. Sono in corso gli accertamenti per stabilire se siano effettivamente collegate all’assalto alla Fratelli Chini.
Restano da quantificare i danni provocati durante l’irruzione. Sul posto proseguono rilievi e accertamenti per ricostruire l’esatta dinamica del raid e individuare tutti i componenti del commando.
L’episodio riporta ancora una volta l’attenzione sulla sicurezza del distretto orafo aretino e sulle modalità sempre più aggressive utilizzate dalle bande specializzate: strade bloccate, alberi abbattuti, mezzi incendiati e veicoli usati come ariete.
Questa volta il piano è fallito. Le indagini, però, sono appena cominciate.


