Arezzo si candida a sperimentare le nuove regole sulla presenza degli alunni stranieri nelle classi. A lanciare la disponibilità del Comune è l’assessore Lucia Tanti, che ha accolto favorevolmente il provvedimento annunciato dal Governo Meloni e ha dichiarato che formalizzerà al ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara la disponibilità di Arezzo a essere «comune sperimentale».
Tanti ricorda di aver tentato già dieci anni fa di introdurre un «tetto alla presenza di bambini e bambine stranieri» con l’obiettivo dichiarato di favorire migliori condizioni di integrazione. Allora, spiega, non ci furono le condizioni per procedere. Oggi ritiene invece che il quadro nazionale sia cambiato e sottolinea anche l’importanza dell’apprendimento della lingua italiana e del coinvolgimento delle famiglie.
Fin qui la politica. Poi arriva quella cosa fastidiosa chiamata archivio.
Perché il famoso 30% non nasce nel settembre 2026.
Una disposizione ministeriale del 2010 prevede infatti che gli alunni con cittadinanza non italiana e con ridotte conoscenze della lingua italiana non debbano superare, «di norma», il 30% degli iscritti in ciascuna classe e scuola. La formulazione lascia spazio a deroghe e affida agli Uffici scolastici regionali il compito di favorire una distribuzione equilibrata degli studenti.
Dunque chi sostiene che il limite del 30% non sia mai esistito sbaglia. Ma sbaglia anche chi sostiene che esista già una legge nazionale che impone rigidamente quella percentuale.
È proprio questa la novità annunciata dal Governo.
Valditara ha spiegato che la circolare del 2010 sarebbe stata poco applicata e che l’esecutivo intende intervenire con una legge, dando indicazioni più stringenti e attribuendo agli Uffici scolastici regionali un maggiore ruolo di coordinamento nella distribuzione degli alunni.
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha annunciato il 20 settembre un provvedimento destinato ad arrivare in Consiglio dei ministri che dovrebbe introdurre per legge un numero massimo di studenti stranieri per classe, insieme ad altre misure riguardanti l’integrazione scolastica. Al momento dell’annuncio, quindi, il nuovo tetto non era ancora una legge approvata.
E qui comincia la parte complicata, quella che generalmente rovina la festa alle percentuali.
Il presidente dell’Associazione nazionale presidi Antonello Giannelli ha osservato che soprattutto nella scuola dell’infanzia e nella primaria conta la vicinanza dell’istituto alla residenza. Se in un quartiere vive una forte concentrazione di famiglie straniere, applicare rigidamente il limite significa dover decidere dove mandare gli studenti che superano la soglia. È proprio una delle ragioni indicate per spiegare la scarsa applicazione della circolare precedente.
C’è poi un altro elemento da tenere presente quando si usa la parola “stranieri”. Secondo i dati riportati da RaiNews, nelle scuole italiane ci sono circa 930mila alunni senza cittadinanza italiana, pari all’11,6% del totale. Di questi, il 65,2% è nato in Italia. Insomma, “straniero” sul registro della cittadinanza e “appena arrivato in Italia senza conoscere la lingua” non sono necessariamente la stessa cosa.
Ed è proprio su questi aspetti che si è accesa la discussione anche ad Arezzo.
Tra i commenti favorevoli alla misura c’è chi sostiene che una presenza troppo elevata di ragazzi con difficoltà linguistiche possa rendere più complicato seguire il programma scolastico per l’intera classe. Altri lettori ricordano invece che il limite del 30% era già comparso nelle disposizioni del 2010, anche se con caratteristiche molto diverse da quelle di una legge vincolante.
Ma nei commenti sono arrivate soprattutto domande molto concrete.
Una lettrice richiama la situazione delle scuole più piccole e delle frazioni, dove talvolta già formare una classe può diventare difficile, e rovescia provocatoriamente il problema: in alcuni casi potrebbe essere più complicato trovare il 70% di italiani che evitare di superare il 30% di stranieri.
Un altro genitore, che racconta di avere due figli adottati all’estero e frequentanti le elementari ad Arezzo, domanda ironicamente in quale categoria dovrebbero essere collocati. Una battuta che mette però il dito su una questione reale: il criterio da utilizzare dovrà essere definito con precisione, distinguendo cittadinanza, luogo di nascita e conoscenza della lingua italiana.
E poi c’è la domanda più semplice: una volta raggiunto il 30%, dove vanno gli altri bambini? È uno degli interrogativi sollevati direttamente dai lettori e coincide, non casualmente, con uno dei problemi applicativi indicati anche dai dirigenti scolastici.
Infine, inevitabile, è arrivata la satira.
«Controllate i tetti delle scuole per prima cosa», scrive un lettore. Un altro rincara ricordando problemi di manutenzione e strutture scolastiche.
E forse è proprio qui che la discussione torna ad Arezzo.
La disponibilità annunciata da Tanti apre infatti una questione che non potrà essere risolta soltanto con una percentuale: bisognerà capire quante classi sarebbero realmente coinvolte, quali studenti rientrerebbero nel conteggio, come verrebbero gestiti gli eventuali superamenti e quale sarebbe l’impatto su famiglie, trasporti e organizzazione delle scuole.
Perché scrivere “30%” è facile.
Il difficile comincia dal trentunesimo.
Questo articolo usa l’ironia per commentare fatti e dichiarazioni politiche reali.


