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«Non vi deluderò»: dopo tre mesi Menchetti chiede a Comanducci dove sia finita la discontinuità

In una lettera aperta al sindaco di Arezzo, l’ex consigliere comunale Michele Menchetti critica la nuova amministrazione: “Sono rimasti gli stessi dirigenti, gli stessi problemi e persino gli stessi cantieri”.

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«Non vi deluderò»: dopo tre mesi Menchetti chiede a Comanducci dove sia finita la discontinuità

In una lettera aperta al sindaco di Arezzo, l’ex consigliere comunale Michele Menchetti critica la nuova amministrazione: “Sono rimasti gli stessi dirigenti, gli stessi problemi e persino gli stessi cantieri”.

«Se avrò l’onore di diventare sindaco lavorerò ogni giorno per rendere Arezzo un posto migliore in cui vivere. Vi prometto che non vi deluderò».

È il passaggio di uno spot elettorale di Marcello Comanducci che Michele Menchetti riprende nella sua lettera aperta indirizzata al sindaco di Arezzo. Una promessa che, secondo l’ex consigliere comunale, dopo più di tre mesi dall’insediamento della nuova amministrazione sarebbe ancora tutta da dimostrare.

Menchetti precisa di non aver votato Comanducci, ma gli riconosce correttezza personale e gli chiede di mantenere gli impegni assunti in campagna elettorale, soprattutto quello relativo alla discontinuità rispetto alla precedente amministrazione Ghinelli.

Il primo bersaglio della lettera è l’organizzazione interna del Comune. Secondo Menchetti, dirigenti, segretario generale e posizioni organizzative sarebbero rimasti esattamente al loro posto. Una continuità così precisa da far pensare, scrive con ironia, che per cambiare amministrazione sia bastato cambiare il nome sulla porta del sindaco.

Nel mirino finisce anche il decreto numero 25 del 9 giugno 2026, con il quale sarebbe stata concessa una proroga ai dirigenti comunali, compresi segretario generale e vicesegretario, fino all’8 ottobre.

«Quindi sarebbe questo il cambiamento? La discontinuità con l’amministrazione Ghinelli?», domanda Menchetti.

La lettera passa poi in rassegna alcuni dei problemi ancora aperti in città: i cantieri di via Fiorentina e via Buonconte da Montefeltro, piazza Saione, via Filzi, i lavori allo stadio comunale, i disagi legati al parcheggio della piscina, l’archivio comunale e l’Orto creativo.

Una lista che, nella lettura dell’autore, racconta un Comune ancora fermo ai problemi lasciati dalla precedente amministrazione. Cambiano gli eventi, cambiano le fotografie sui social, ma i cantieri sembrano avere scelto la strada della stabilità istituzionale.

Menchetti critica anche l’attività pubblica del sindaco nei mesi estivi, citando le iniziative in piazza Grande, le due Giostre del Saracino e l’imminente Città del Natale. «Un po’ pochino», sostiene, soprattutto mentre restano irrisolte molte questioni amministrative.

Nel passaggio più duro, l’ex consigliere afferma di aver trovato sull’albo pretorio, dall’insediamento di Comanducci, soprattutto patrocini e atti giudiziari. Da qui le domande rivolte direttamente al sindaco: dove sono le linee di mandato? Quali sono gli obiettivi per Arezzo? Quali linee programmatiche saranno presentate alla città?

La lettera affronta anche il decoro urbano, la manutenzione del verde, la sporcizia accanto ai cassonetti, le buche nelle strade e la percezione della sicurezza, indicata da Menchetti come «ai minimi».

Spazio anche alla protesta della Polizia Municipale in occasione della Giostra di settembre. Secondo quanto riportato nella lettera, il Comune avrebbe dovuto ricorrere a una ditta privata e ad associazioni di carabinieri in pensione per garantire i servizi necessari. Menchetti contesta alla giunta di non aver trovato per tempo un’intesa con i sindacati, ricordando le richieste relative a divise, strumenti di sicurezza e formazione professionale.

Il quadro che emerge, secondo l’autore, è quello di dipendenti comunali disorientati e di una riorganizzazione ancora assente. O, peggio, di una riorganizzazione coincidente con il mantenimento dello status quo.

«Dunque sarebbe questo il cambiamento che avevi promesso agli aretini?», insiste Menchetti. E aggiunge di aver condotto, da consigliere comunale, molte battaglie contro la giunta Ghinelli senza ricevere risposte soddisfacenti, per poi ritrovare oggi comportamenti che considera molto simili.

La conclusione, però, non è una bocciatura definitiva. Menchetti invita Comanducci a considerare concluso il periodo di “noviziato” e a cambiare rotta.

«Non deludere Arezzo», scrive rivolgendosi al sindaco. «Fai vedere agli aretini e a me, quindi anche a quelli che non ti hanno votato, che tu non hai nulla a che fare con chi ti ha preceduto».

Una richiesta politica precisa: meno inaugurazioni, meno passerelle e più risposte sui problemi quotidiani. Perché ad Arezzo, sostiene Menchetti, la discontinuità non si misura dal colore della fascia tricolore, ma da ciò che finalmente comincia a cambiare.

L’Ortica pubblica la lettera come contributo firmato da Michele Menchetti. Le valutazioni e le contestazioni contenute nel testo appartengono all’autore.

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