Una serie di fotografie documenta numerose edicole di Arezzo con le saracinesche abbassate, apparentemente inutilizzate, trasformate in altre attività o completamente scomparse.
Le immagini sono state scattate durante una ricognizione cittadina e non consentono, da sole, di stabilire se ogni singola chiusura sia definitiva. In alcuni casi potrebbe trattarsi semplicemente dell’orario o del giorno di riposo. In altri, però, gli indizi sono meno diplomatici: locali vuoti, strutture segnate dal tempo, graffiti, vecchie insegne rimaste senza giornali e chioschi riconvertiti ad altri usi.
In via Porta Buia, per esempio, sembra essere rimasta sul muro soltanto l’impronta della struttura che c’era prima. Una specie di sindone dell’edicola: non vende più quotidiani, ma testimonia che un tempo lì passava perfino qualcuno a comprarli.
Altrove i chioschi resistono come piccoli monumenti all’informazione su carta. Peccato che, al posto del vincolo della Soprintendenza, abbiano ricevuto quello della saracinesca.
C’è poi l’ex cartoleria lungo la direttrice per Santa Maria delle Grazie, sulla quale qualcuno ha scritto: «Più che vendere, volevo dormire parecchio». Non sappiamo chi sia l’autore né a chi fosse rivolto il messaggio, ma come epitaffio involontario del commercio di quartiere funziona fin troppo bene.
Un’altra vecchia rivendita è diventata “Lo spirito dei tempi”. Mai nome fu più appropriato: i giornali arretrano, avanzano whisky, rum e calvados. Per affrontare certe notizie, probabilmente, è anche una strategia commerciale più realistica.
La sparizione delle edicole non riguarda soltanto la vendita dei quotidiani. Questi piccoli esercizi erano punti di riferimento nei quartieri: vendevano riviste, biglietti, figurine e servizi, ma soprattutto garantivano una presenza quotidiana e un presidio umano. Si entrava per il giornale e si usciva sapendo chi si era sposato, chi aveva litigato e quale strada era meglio evitare. Praticamente un social network, ma con informazioni spesso più attendibili.
Il problema non nasce oggi e non riguarda soltanto Arezzo. Le abitudini dei lettori sono cambiate, le copie vendute sono diminuite e i margini economici si sono assottigliati. Il risultato, però, si vede nelle strade della città: ogni saracinesca abbassata lascia un piccolo vuoto urbano che raramente viene riempito con la stessa funzione.
Le fotografie pongono quindi una domanda concreta: quante edicole risultano ancora operative ad Arezzo, quante hanno cessato definitivamente l’attività e quali strutture potrebbero essere recuperate o destinate a nuovi servizi di quartiere?
Una mappatura aggiornata da parte dell’amministrazione comunale e delle associazioni di categoria aiuterebbe almeno a distinguere le chiusure temporanee dagli addii definitivi. Perché aspettare che siano tutte scomparse, per poi organizzare una mostra fotografica intitolata “Quando ad Arezzo si leggevano i giornali”, sarebbe molto elegante. Ma anche parecchio aretino.
La galleria fotografica
Questo articolo usa l’ironia per commentare una segnalazione fotografica e un fenomeno reale.
























