La giustizia alla fine è arrivata. Il problema è che Roberto Bardelli, il “Breda”, non c’era più ad aspettarla.
A quasi dieci anni dall’inizio della vicenda giudiziaria e meno di due mesi dopo la sua morte, le motivazioni della Corte d’Appello di Firenze mettono nero su bianco l’assoluzione dell’ex consigliere comunale di Arezzo nel filone Multiservizi del processo Coingas.
Bardelli, Luca Amendola e l’ex sindaco Alessandro Ghinelli sono stati assolti perché il fatto non sussiste. Una decisione che ribalta le condanne di primo grado e smonta l’ipotesi del presunto accordo corruttivo legato alla nomina di Amendola alla guida di Arezzo Multiservizi.
Secondo l’accusa, Bardelli avrebbe favorito politicamente la nomina di Amendola ottenendo in cambio un aiuto per accedere al credito bancario. La Corte d’Appello arriva invece a una conclusione radicalmente diversa: Bardelli, in qualità di consigliere comunale, non aveva alcun potere sulla nomina degli amministratori delle partecipate, competenza attribuita al sindaco. Per i giudici viene quindi meno alla base la possibilità di configurare il reato di corruzione contestato.
Le motivazioni assumono un peso particolare perché Roberto non ha potuto leggerle.
Il Breda è morto il 24 luglio scorso, a 54 anni, dopo una malattia. Era stato consigliere comunale per molti anni, artigiano, musicista, uomo di politica e presenza conosciutissima nella vita cittadina e nel Quartiere di Porta Sant’Andrea.
E proprio mentre venivano depositate le motivazioni della sentenza, il suo nome è arrivato fino nell’aula di Montecitorio.
Durante la seduta della Camera del 16 settembre, la deputata aretina Tiziana Nisini ha ricordato Bardelli non soltanto come esponente politico e amministratore, ma soprattutto come amico. Un intervento nel quale ha ripercorso il peso che la vicenda giudiziaria ha avuto sulla vita di Breda e della sua famiglia.
Il passaggio più amaro è inevitabilmente quello sull’assoluzione arrivata quando il diretto interessato non poteva più conoscerne le motivazioni.
Nisini ha sottolineato anche un tema che va oltre questa vicenda: la sproporzione che spesso esiste tra il clamore mediatico di un’accusa o di una condanna e quello, assai più discreto, riservato a un’assoluzione.
Ed è probabilmente questo il punto che oggi resta sul tavolo.
Nel 2023 Bardelli era stato condannato in primo grado per corruzione e quella sentenza aveva comportato anche la sua decadenza dal Consiglio comunale. Tre anni dopo la Corte d’Appello ha cancellato quell’impianto accusatorio, pronunciando l’assoluzione nel merito.
Non è una prescrizione travestita da assoluzione: per Bardelli, Amendola e Ghinelli la formula è “perché il fatto non sussiste”.
Sul caso Coingas L’Ortica aveva già raccontato il ribaltamento della sentenza di primo grado nel giugno scorso. Le motivazioni depositate adesso spiegano perché quell’impianto accusatorio, almeno per il filone Multiservizi, non ha retto.
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Resta però una conclusione che nessuna sentenza può sistemare.
Per anni Roberto Bardelli ha potuto leggere le accuse, la condanna, i titoli dei giornali e i commenti. Quando sono arrivate le pagine che dicevano che quel reato non c’era, lui non c’era più.
La giustizia ha scritto l’ultima parola.
Solo che Breda non ha fatto in tempo a leggerla.
Il video dell’intervento di Tiziana Nisini alla Camera
La registrazione integrale della seduta della Camera del 16 settembre 2026 è disponibile su Radio Radicale: guarda il video della seduta.
Un gesto in memoria di Roberto
Nel ricordo di Roberto si inserisce anche un’iniziativa concreta: la PB73 ha donato un letto di ultima generazione all’Istituto Medaglia Miracolosa di Viciomaggio, dedicando il gesto alla memoria di Roberto “Breda” Bardelli e Cammilla Leoni. Un omaggio che lega il ricordo personale a un aiuto destinato a chi ogni giorno affronta un percorso di cura e riabilitazione.


