🍷 Il calice amaranto
Opinioni, impressioni e analisi sul mondo dell’Arezzo calcio viste dalla parte del tifoso. Una rubrica di Cesare Fracassi, tra campo, mercato e passione amaranto.
Il Südtirol arriva ad Arezzo da squadra quadrata, organizzata e soprattutto poco generosa con gli avversari: terzo posto, otto punti e appena due gol subiti nelle prime quattro giornate.
Non proprio il cliente che uno vorrebbe trovare la domenica pomeriggio.
Possanzini conosce Bucchi, Bucchi conosce Possanzini e i due si stimano. Benissimo. Poi alle tre si chiude il cassetto dell’amicizia e si apre quello dei punti.
Per noi amaranto, tornati in serie B dopo diciannove anni, c’è anche un conto vecchio da sistemare: il Südtirol è una bestia nera vera. Quattro precedenti, quattro sconfitte. Nessun pareggio, nessuna vittoria. Insomma, una tradizione che sarebbe anche l’ora di mandare in pensione.
E qui entra in scena Bucchi, che di tabù ne ha già fatti saltare qualcuno.
Il mister si prepara a qualche cambiamento, un po’ forzato e un po’ studiato. Renzi risente di una botta e dovrebbe restare fuori; possibile invece il rientro dall’inizio di Pattarello e Martinez, con Chierico candidato importante per andare a caccia di quelle seconde palle che contro una squadra così possono diventare oro.
Perché il Südtirol non ti regala niente. Sta corto, sporca le linee, ti costringe a lavorare e aspetta il momento giusto per ripartire.
Servirà pazienza, ma non quella da pensionato davanti al cantiere della Catona.
Servirà uno stadio che spinga e una squadra che non abbia paura di provarci.
Con Bucchi, fin qui, una cosa l’abbiamo capita: o si vince o si perde, il pareggio sembra quasi un animale protetto.
E allora non lo voglio dire.
Anche perché i pronostici strizzano l’occhio all’X2.
Ma io mi aspetto sorprese.
Possibilmente con un calice in ripartenza.
E comunque, in conferenza stampa L’Ortica non poteva mancare.
Perché va bene il calcio, va bene la tattica, vanno bene gli amici in panchina.
Ma una puntura, prima o poi, bisogna sempre portarla.


