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Calice amaranto: chi va, chi viene… e chi resta a guardare?

L’Arezzo ha cambiato parecchie facce rispetto alla promozione. I tre punti di Empoli fanno respirare, ma domenica arriva un Südtirol imbattuto e con appena due gol subiti. Prima di montarci la testa, ripassiamo il mercato. E magari anche qualche vecchia lezione

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Calice amaranto: chi va, chi viene… e chi resta a guardare?

L’Arezzo ha cambiato parecchie facce rispetto alla promozione. I tre punti di Empoli fanno respirare, ma domenica arriva un Südtirol imbattuto e con appena due gol subiti. Prima di montarci la testa, ripassiamo il mercato. E magari anche qualche vecchia lezione

🍷 Il calice amaranto
Opinioni, impressioni e analisi sul mondo dell’Arezzo calcio viste dalla parte del tifoso. Una rubrica di Cesare Fracassi, tra campo, mercato e passione amaranto.

Chi va, chi viene. E soprattutto: chi c’era prima e chi c’è adesso?

Perché a guardare l’Arezzo di questa stagione, rispetto a quello che ci ha riportato in Serie B, qualche mobile è rimasto al suo posto ma il salotto è stato arredato parecchio.

Venturi fuori, Nunziante dentro.
Coccia fuori, Cagnano dentro.
De Col fuori lista, spazio a Martinez.
Chiosa fuori lista, dentro Mancini.
Guccione saluta.
Ravasio parte, arriva Cerri.
Varela va via, arriva Olivieri.

E poi Tito, Cortesi e altri che hanno preso strade diverse. Dentro i giovani Manes, Leone, Cipriani, il giovanissimo Serban, l’esperto Seculin e, sul gong, Leonardo Mancuso.

Insomma, altro che ritocchino.

Questa squadra è stata cambiata parecchio e bisognerà capire, partita dopo partita, se il vestito nuovo è davvero migliore di quello vecchio oppure semplicemente più adatto alla Serie B.

Intanto da Empoli sono arrivati tre punti pesantissimi.

Tre punti che servivano come il pane dopo la scoppola di Verona. Tre punti che fanno classifica, morale e soprattutto restituiscono un po’ d’aria a tutti.

Ma senza esagerare.

A Empoli abbiamo vinto 1-0, sì. E vincere al Castellani fa sempre piacere, parecchio. Però abbiamo giocato per un tempo abbondante con l’uomo in più e il gol decisivo è arrivato con un’autorete.

Quindi festeggiare sì. Cominciare a ordinare i pullman per i playoff magari aspettiamo.

Domenica arriva il Südtirol.

E questi non vengono ad Arezzo per assaggiare la porchetta.

Quattro partite, ancora nessuna sconfitta, otto punti e soltanto due gol subiti. Una squadra solida, rognosa, organizzata, di quelle che se gli concedi mezzo metro te lo fanno pagare e poi ti lasciano a prendere a testate il muro per novanta minuti.

Sarà un test molto più importante di quanto dica la quinta giornata.

Perché dopo quattro partite l’Arezzo ha già mostrato praticamente tutto il catalogo: entusiasmo, gol, difficoltà, cinque schiaffi a Verona e poi una vittoria sporca e preziosa a Empoli.

Adesso serve capire quale sia il vero Arezzo.

E qui qualcuno potrebbe domandare:

“Ma Del Fabro che c’entra?”

C’entra.

C’entra perché ogni tanto bisogna ricordarsi anche di chi è passato di qua.

Del Fabro. Boubacar. Diallo. Ogunseye. Ekuban.

Nomi, aspettative, trattative, presentazioni, speranze. Qualcuno ha dato qualcosa, qualcuno meno, qualcuno è passato senza lasciare precisamente il solco di Maradona.

È il calcio.

Ed è anche il mercato, quel meraviglioso posto nel quale ad agosto sembrano tutti fenomeni e a novembre qualcuno comincia misteriosamente ad avere bisogno di “ritrovare continuità altrove”.

E poi ci sono i procuratori.

Una forza della natura.

Più resistenti dei centravanti, più veloci degli esterni e soprattutto sempre titolari, anche quando cambiano tre allenatori.

Non è un’accusa, sia chiaro. È una constatazione da bar, che nel calcio spesso è il luogo dove vengono dette le cose che in conferenza stampa richiederebbero sette giri di parole.

Per questo Mancuso, Olivieri, Cerri, Nunziante, Cagnano e tutti gli altri li giudicheremo sul campo.

Non sul curriculum.
Non sulle presentazioni.
Non sul “lo seguivamo da tempo”.
E nemmeno sui tre punti di Empoli.

Quelli ce li prendiamo, li mettiamo in tasca e guai a chi ce li tocca.

Ma domenica contro il Südtirol servirà qualcosa in più.

Servirà un Arezzo cattivo, concentrato, capace di soffrire senza perdere la testa e soprattutto capace di capire che in Serie B nessuno ti regala niente.

Nemmeno un’autorete.

Quindi calice alzato per Empoli, ma senza riempirlo troppo.

Per ubriacarci c’è tempo.

Prima vediamo come va domenica.

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Cesare Fracassi
Cesare Fracassi
Nato ad Arezzo nel 1946, in via Crispi 66, al suono della prima sirena del Fabbricone. Frequentò le elementari a Sant'Agnese, una scuola di vita e di battaglie. Dopo le medie, proseguì con il liceo classico e intraprese studi di medicina e giurisprudenza, completando tutti gli esami di quest'ultima. Calciatore dilettante, fondatore della squadra Tuscar Canaglia, sciatore agonistico e presidente della FISI provinciale. Esperienze lavorative: mangimista, bancario, consulente finanziario, orafo, advisor per carte di credito, ideatore della 3/F Card, registrata presso la SIAE (sezione Olaf n°1699 del 13/4/2000) con il titolo "Global System", agricoltore e, ora, pensionato.

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