Giovanni Grasso è stato nominato commissario straordinario dell’Agenzia regionale di sanità della Toscana. Infermiere e presidente dell’Ordine delle professioni infermieristiche di Arezzo, dal primo settembre prenderà il posto di Federico Gelli, destinato alla guida dell’ospedale Meyer.
L’incarico sarà temporaneo: durerà fino alla nomina del nuovo direttore o all’adozione di una diversa soluzione organizzativa e, comunque, non oltre il 31 dicembre 2026. È inoltre la prima volta che la guida dell’Ars, sia pure provvisoria, viene affidata a un professionista con un profilo non medico. Insomma, una novità vera: nella sanità toscana, finalmente, cambia almeno il mestiere scritto sul curriculum.
Grasso ha accolto la nomina ringraziando il presidente Eugenio Giani per la fiducia e promettendo «serietà, ascolto e concretezza». Tre parole che nella politica regionale vengono consegnate insieme alle chiavi dell’ufficio, al badge e alle istruzioni per trovare la macchinetta del caffè.
Il nuovo commissario non arriva però dal nulla. È presidente dell’Ordine degli infermieri di Arezzo ed è stato candidato con Casa Riformista sia alle regionali del 2025, dove raccolse oltre 2.500 preferenze senza essere eletto, sia alle successive elezioni comunali aretine.
Ed è proprio qui che Facebook ha immediatamente indossato il camice, impugnato lo stetoscopio e diagnosticato il consueto sospetto: poltronite politica acuta.
Tra i commenti c’è chi applaude con “complimenti” e “buon lavoro”, chi ne sottolinea capacità e serietà e chi, invece, sente già partire l’orchestrina del «valzer delle poltrone». Una lettrice sintetizza la questione con il proverbiale “ogni promessa è un debito”, mentre un altro aggiunge, in perfetto vernacolo finanziario, “e giù co’ ste cambiali”.
Altri commentatori sostengono che un incarico regionale sarebbe stato prospettato pubblicamente durante la campagna elettorale. Si tratta di valutazioni e ricostruzioni espresse dagli utenti, non della prova che la nomina rappresenti uno scambio politico. Tuttavia, quando una scelta istituzionale segue due candidature non fortunate e riguarda una persona politicamente vicina al presidente della Regione, qualche domanda nasce spontanea. E sui social, si sa, nasce già maggiorenne e con la tessera elettorale in tasca.
Il punto più serio riguarda però le competenze richieste per guidare l’Ars. C’è chi considera la nomina un’importante apertura verso la professione infermieristica e chi domanda se il curriculum sia adeguato alle responsabilità dell’Agenzia. Una discussione legittima, purché non scivoli nella svalutazione degli infermieri, professionisti sanitari qualificati e indispensabili.
La domanda corretta, dunque, non è se un infermiere possa ricoprire un incarico importante. La domanda è se questa specifica persona, sulla base di esperienza, capacità gestionali e requisiti, sia la scelta migliore per quella funzione. Vale per Grasso come dovrebbe valere per tutti. Perfino per quelli che, miracolosamente, trovano sempre una sedia libera appena finisce lo scrutinio.
Adesso toccherà al nuovo commissario dimostrare che dietro la nomina ci sono competenza e risultati, non soltanto vicinanze politiche. Il mandato durerà al massimo quattro mesi: poco per cambiare la sanità toscana, ma abbastanza per capire se Grasso saprà lasciare un segno.
O almeno se riuscirà a non lasciare soltanto l’impronta sulla poltrona.


