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Pronto Soccorso, dopo sei ore di attesa arriva finalmente la diagnosi: “È colpa degli altri”

Una cittadina denuncia sei ore di attesa al San Donato. Nei commenti scoppia il consueto campionato aretino dello scaricabarile

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Pronto Soccorso, dopo sei ore di attesa arriva finalmente la diagnosi: “È colpa degli altri”

Una cittadina denuncia sei ore di attesa al San Donato. Nei commenti scoppia il consueto campionato aretino dello scaricabarile

Ogni tanto la redazione dell’Ortica entra nei gruppi Facebook aretini per osservare da vicino i dibattiti che animano la città. Non per stabilire chi abbia ragione, ma per raccontare come un problema reale si trasformi, commento dopo commento, in uno specchio perfetto degli umori aretini.
Oggi siamo partiti da una semplice discussione sul Pronto Soccorso e siamo arrivati, come da protocollo scientifico, alle elezioni comunali.

 

AREZZO – Entra al Pronto Soccorso con un problema di salute. Esce con un master universitario in Scienze dello Scaricabarile.

È successo ad una cittadina aretina che sui social ha raccontato di aver trascorso sei ore in attesa senza essere visitata, salvo poi decidere di rivolgersi alla sanità privata. Un’esperienza che avrebbe potuto aprire una discussione sulle liste d’attesa, sulla carenza di personale e sulle difficoltà quotidiane della sanità pubblica.

Invece no.

Nel giro di pochi minuti il dibattito si è trasformato nella disciplina sportiva preferita dagli aretini in campagna elettorale: trovare qualcuno a cui dare la colpa.

Secondo alcuni responsabile è la Regione Toscana. Secondo altri è il Governo. Per altri ancora il Comune dovrebbe battere i pugni sul tavolo. Qualcuno ha tirato in ballo Giani, qualcun altro Ceccarelli, altri ancora i candidati sindaco, le armi, Zelensky, Israele e probabilmente, se la discussione fosse durata qualche ora in più, anche Napoleone Bonaparte.

Nel frattempo il personale del Pronto Soccorso è riuscito nell’impresa impossibile di essere contemporaneamente vittima, colpevole, eroe e complice, a seconda del commento letto.

Particolarmente apprezzata la ricostruzione istituzionale secondo cui sindaco, Regione, Governo, prefettura, ospedale, guardia medica e probabilmente anche il circolo bocciofilo di quartiere sarebbero tutti collegati da misteriosi fili invisibili che, se opportunamente tirati, farebbero comparire medici e infermieri dal nulla.

Altri utenti hanno invece ricordato di aver trascorso in attesa 11, 17 e perfino più ore, dando vita ad una sorta di Olimpiade della Resistenza Sanitaria dove il vincitore ottiene una flebo commemorativa e il diritto di raccontarla sui social per i prossimi vent’anni.

Alla fine nessuno ha capito di chi sia la responsabilità, ma tutti hanno capito una cosa: ad Arezzo basta nominare il Pronto Soccorso e nel giro di tre commenti si apre ufficialmente la campagna elettorale.

E mentre destra e sinistra continuano a spiegare perché la colpa sia sempre dell’altra parte, i pazienti attendono fiduciosi.

Non tanto la visita.

Quella arriverà dopo.

Prima devono finire il dibattito.

Redazione
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