Il dibattito sui medici “gettonisti” arrivati al Pronto Soccorso del San Donato si infiamma anche sui social. Nelle ultime ore sono comparsi post e decine di commenti nei quali viene indicato il nome di un professionista che, secondo alcuni utenti, sarebbe impiegato nel servizio affidato all’ATS incaricata della gestione dei codici minori.
Si tratta, al momento, di affermazioni che non risultano confermate ufficialmente dall’Azienda USL Toscana Sud Est.
La vicenda ha rapidamente acceso il confronto pubblico perché il nome indicato dagli utenti è quello di un medico finito anni fa al centro di un’inchiesta della trasmissione televisiva Le Iene, che documentò presunte irregolarità nell’attività svolta come medico di medicina generale. In seguito a quella vicenda l’Azienda sanitaria competente revocò la convenzione e l’Ordine dei Medici di Pistoia adottò un provvedimento disciplinare in primo grado.
Si precisa che il riferimento all’inchiesta del 2019 riguarda esclusivamente fatti di cronaca dell’epoca, già resi pubblici, e che sono in corso verifiche per accertare se il professionista indicato sui social coincida effettivamente con il medico attualmente in servizio presso il Pronto Soccorso di Arezzo.
▶ Il servizio de Le Iene (2019
Proprio per questo motivo numerosi cittadini chiedono chiarimenti sull’identità del professionista e sui criteri con cui vengono selezionati i medici destinati ai codici minori del Pronto Soccorso, servizio partito il 1° luglio attraverso una convenzione con un’Associazione Temporanea di Scopo.
In una fase così delicata è però necessario distinguere i fatti dalle indiscrezioni. Al momento non risulta alcuna comunicazione ufficiale dell’Asl che confermi l’identità del professionista citato sui social né la sua posizione contrattuale.
Per questo sarebbe opportuno che l’Azienda sanitaria intervenisse rapidamente, chiarendo:
- chi sono i medici impiegati nel nuovo servizio;
- quali requisiti professionali sono stati verificati;
- quali controlli sono stati effettuati prima dell’affidamento degli incarichi.
Una risposta trasparente contribuirebbe a dissipare dubbi e polemiche, evitando che siano i social network a sostituirsi alle comunicazioni ufficiali.


