C’era una volta il Pronto Soccorso. Adesso, per soccorrere il Pronto Soccorso, serve un altro Pronto Soccorso. Possibilmente in appalto.
Ad Arezzo la sanità continua a essere un grande laboratorio creativo: mancano medici, infermieri e personale, ma abbondano delibere, interrogazioni, comunicati e conferenze stampa. L’ultima puntata della serie riguarda la decisione dell’Asl Toscana Sud Est di affidare per un anno la gestione dei codici a bassa priorità del San Donato a un’Associazione Temporanea di Scopo, per un importo di circa 570 mila euro.
Per la Regione è una misura temporanea. Per qualcuno è una soluzione pratica. Per altri è l’inizio della privatizzazione a piccole dosi. E per i cittadini? Per loro, nel dubbio, resta la sala d’attesa.
Il consigliere regionale di Alleanza Verdi e Sinistra, Lorenzo Falchi, ha presentato un’interrogazione chiedendo garanzie sul futuro e ribadendo che la risposta alla carenza di personale dovrebbe essere una sola: assumere personale pubblico, non esternalizzare pezzi del percorso di cura.
Quasi in contemporanea arriva anche la presa di posizione del Partito Democratico aretino, che usa toni meno incendiari ma arriva grosso modo allo stesso punto: le esternalizzazioni devono restare eccezioni e non trasformarsi nella normalità.
Insomma, il dibattito è curioso.
Da una parte si dice che il Pronto Soccorso è in sofferenza perché mancano professionisti, i pronto soccorso sono sovraffollati e il sistema sanitario paga anni di sottofinanziamento.
Dall’altra si prova a mettere una toppa per evitare il collasso.
E subito parte il dibattito sulla toppa.
Nel frattempo, il paziente continua ad aspettare il suo turno, probabilmente ignaro di essere finito nel mezzo di un acceso confronto filosofico tra “temporaneo”, “strutturale”, “esternalizzato”, “pubblico”, “terzo settore” e “Case della Comunità”.
La sensazione è che tutti abbiano ragione… e contemporaneamente nessuno abbia la soluzione.
Perché il vero problema resta sempre quello: se in corsia mancano i medici, è difficile sostituirli con un comunicato stampa.
E mentre la politica discute su chi debba mettere la firma sotto il camice, al San Donato l’unica certezza è che il termometro del Pronto Soccorso continua a segnare febbre alta.



La madre di tutto questo (privatizzazioni servizi sanitari pubblici) è la famigerata LRT 28/15 voluta dal PD Toscana (a quei tempi il ROSSI Governatore con l’appoggio di Giani, al tempo Presidente C. Regionale. Furono raccolte complessivamente circa 100.000 firme (ne bastavano 40.000 a referendum) per indire due referendum abrogativi. Il primo fu vergognosamente evitato, abrogando la 28/15 ma, riportandone i contenuti che loro interessavano, nella LRT 84/15 approvata, in fretta e furia, prima della fine dell’esercizio 2015, per evitare l ‘esercizio provvisorio che li avrebbe ostacolati. Per il secondo che intendeva abrogare quanto riportato nella 84/15, art. 31/32 che modificava la LRT 40, non si raggiunse il numero di firme necessarie. Recentemente nel 2025 sono state raccolte altre 28.000 firme in tutta la Toscana ma per un referendum consultivo sulla 84/15 , AREE VASTE, ne servivano 30.000. La porcata fu fatta dal PD nel 2015 ma l’amara considerazione è che i CITTADINI toscani sono solo capaci di lamentarsi e non agiscono insieme a chi vorrebbe cambiare le cose che non vanno… Buona sanità pubblica/privata…. ( nel senso che c’è l’hanno espropriata,) a tutti i toscani…. chi li ha ancora per curarsi adeguatamente.