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Arezzo, i morti chiamano e i vivi fanno finta di non sentire

Fra lapidi dimenticate e memoria a rischio, il Nastro Azzurro tira le orecchie ai futuri sindaci

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Arezzo, i morti chiamano e i vivi fanno finta di non sentire

Fra lapidi dimenticate e memoria a rischio, il Nastro Azzurro tira le orecchie ai futuri sindaci

Arezzo c’ha i monumenti, le lapidi, i cippi, i sentieri partigiani e pure le tombe degli eroi. Il problema? Spesso sembrano trattati come un vaso rotto in cantina: si sa che esistono, ma nessuno ci mette mano. E allora l’Istituto del Nastro Azzurro fra Decorati al Valor Militare ha deciso di bussare alla porta dei candidati sindaco con un messaggio semplice: “Oh, guardate che la memoria non si conserva da sola”.

L’appello arriva in piena campagna elettorale e riguarda tutto quel patrimonio storico sparso per il territorio aretino: monumenti, lapidi, tombe storiche e luoghi degli eccidi nazifascisti. Tradotto: non solo tagli di nastri e selfie alle inaugurazioni, ma anche manutenzione vera, cura e rispetto.

Il presidente dell’Istituto, il cavalier Stefano Mangiavacchi, ricorda che Arezzo mica è una città qualunque: ha pure la Medaglia d’Argento al Merito Civile per il contributo dato durante la Liberazione. Un riconoscimento che pesa, almeno quanto la polvere che in certi casi si posa sopra ai monumenti della memoria.

La richiesta è tripla: manutenzione periodica dei luoghi storici, valorizzazione della toponomastica dedicata ai caduti e un censimento delle tombe di chi ha segnato la storia civile e militare del territorio. Perché nei cimiteri aretini non ci sono solo nomi scoloriti sulle lapidi, ma pezzi di storia che rischiano di sparire fra concessioni scadute, incuria e silenzi.

E poi ci sono le scuole. Perché se un ragazzino conosce a memoria i follower del tiktoker di turno ma non sa cos’è successo a San Polo o a San Severo, forse qualcosa s’è perso per strada. L’idea è creare itinerari della memoria nei luoghi degli eccidi nazifascisti: San Polo, Molinaccio, Badicroce, Palazzo del Pero, Staggiano e perfino il carcere di Arezzo dove furono uccisi i fratelli Tani e Aroldo Rossi.

Il punto, in fondo, è tutto lì: la memoria o la curi o la perdi. E ad Arezzo, ogni tanto, pare si preferisca ricordarsi solo quello che torna comodo in campagna elettorale. Il resto rimane fra una corona appassita e un cippo coperto dall’erba alta.

Redazione
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