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L’App che non esiste

Dietro ogni ruga continua a vivere il bambino, il giovane e la persona che il tempo non ha cancellato

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L’App che non esiste

Dietro ogni ruga continua a vivere il bambino, il giovane e la persona che il tempo non ha cancellato

Oggi esistono applicazioni straordinarie.
Basta una fotografia e, in pochi secondi, il volto di una persona anziana torna giovane.

Ogni volta che ne vedo una mi viene da sorridere.

Perché quell’app, in fondo, io ce l’ho da sempre.

Solo che non è installata sul telefono.

Abita nella mia immaginazione.

Quando incontro una persona molto anziana, nella mia mente succede qualcosa di automatico.
È come se il tempo iniziasse a scorrere all’indietro.

Le rughe si attenuano, i capelli ritrovano il loro colore, i passi tornano leggeri.
Quella signora, all’improvviso, l’immagino con un vestito della sua epoca, mentre ride con le amiche, mentre aspetta qualcuno che le fa battere il cuore o sogna il futuro senza sapere ancora dove la porterà la vita.

Quell’uomo dai capelli bianchi diventa un ragazzo che corre, si innamora, fa a gara con gli amici, lavora, sbaglia, ricomincia.

È come vedere un film al contrario.

Forse è per questo che faccio fatica a definire una persona semplicemente “anziana”.

Io continuo a vedere tutte le persone che è stata.

Una fotografia può restituirci un volto giovane.

Ma non ci dirà mai se quella ragazza era coraggiosa o fragile.
Se era romantica o testarda.
Se rideva per un nonnulla o piangeva di nascosto.
Non ci racconterà i suoi sogni, le sue paure, le delusioni, le rinascite, gli amori che l’hanno cambiata o le battaglie combattute in silenzio.

Le fotografie conservano un’immagine.

La vita conserva un’anima.

E quella, purtroppo, nessuna app riesce ancora a mostrarla.

Ogni persona che incontriamo è molto più del volto che ha oggi.

È il bambino che è stato.

È la ragazza che sognava.

È il giovane che pensava di avere davanti un tempo infinito.

È il padre, la madre, l’amico, il lavoratore, l’innamorato.

È tutto questo, nello stesso istante.

Forse dovremmo concederci tutti questo piccolo esercizio di immaginazione.

Non per nostalgia.

Per rispetto.

Perché nessuno merita di essere identificato soltanto con l’ultimo tratto della propria strada.

Il tempo cambia il volto.

Non la persona.

Quella continua a vivere, in silenzio, dietro ogni ruga.

S.S.C.

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Sabina Sabrina Crivellari
Sabina Sabrina Crivellari
Sabina Sabrina Crivellari, nata a Milano nel 1955, si trasferisce a Melzo nel 1990. Membro del “GAM” dal 1997, partecipa a mostre locali esplorando diverse tecniche artistiche: ritratti a matita, dipinti a olio, sculture in argilla e quadri in resina. Ha fondato una galleria d’arte e una scuola di cake design. Il quotidiano Il Giorno ha descritto via Napoli 37 come “la Montmartre di Melzo”. Attualmente, si dedica principalmente alla scrittura.
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