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Il Comune oscura il Saracino: “Troppa arte nei manifesti, la gente potrebbe pensare”

Dopo articoli entusiasti e celebrazioni sulla “politica che diventa arte”, il Comune chiede di rimuovere i manifesti artistici di Alternativa Comune: ad Arezzo la creatività elettorale dura meno di un’affissione abusiva

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Il Comune oscura il Saracino: “Troppa arte nei manifesti, la gente potrebbe pensare”

Dopo articoli entusiasti e celebrazioni sulla “politica che diventa arte”, il Comune chiede di rimuovere i manifesti artistici di Alternativa Comune: ad Arezzo la creatività elettorale dura meno di un’affissione abusiva

AREZZO — Avevano osato troppo. Non uno slogan urlato, non il faccione in HD del candidato col sorriso da dentifricio, ma addirittura dell’arte. E così il Comune di Arezzo ha chiesto ad Alternativa Comune di rimuovere alcuni manifesti elettorali che ritraevano, in uno scatto dell’artista Mario Rotta, una scena del Saracino.

Manifesti già finiti ovunque: rilanciati dai media locali, celebrati con toni mistici da comunicati e articoli sul “voto che si fa opera d’arte”, sulla “bellezza come atto politico”, sulla città trasformata in “galleria urbana a cielo aperto”. Poi però qualcuno deve aver avuto un mancamento davanti a tutta quella poesia affissa tra una svendita materassi e un kebab.

“Li abbiamo rimossi per non incorrere in sanzioni”, spiegano da Alternativa Comune, aggiungendo però che la richiesta sarebbe una forma di censura elettorale. E in effetti la vicenda sembra la trama di un corto distopico girato tra via Fiorentina e piazza Guido Monaco: i manifesti artistici prima applauditi come avanguardia civica e poi trattati come writers clandestini.

Del resto Arezzo è una città prudente. Sopporta da decenni gigantografie di candidati con lo sguardo da geometra motivazionale, ma davanti a un’immagine evocativa del Saracino scatta subito l’allarme democratico: “E se poi la gente si emoziona?”

Secondo il progetto di Alternativa Comune, i manifesti dovevano “rompere la monotonia delle solite facce” e trasformare la propaganda in esperienza estetica. Un concetto evidentemente troppo radicale per una campagna elettorale dove il massimo slancio creativo finora era stato cambiare il font del cognome.

La parte più aretina della storia resta però questa: per giorni tutti a condividere entusiasti “la politica che incontra la cultura”, “la città che sogna”, “l’arte che dialoga col territorio”. Poi arriva il Comune e fa: “Bello eh. Ora levatelo.”

In fondo il messaggio è chiarissimo: l’arte va bene, purché non si noti troppo.

Gino Perticai
Gino Perticai
Dal 1973 nel mondo della comunicazione, una breve esperienza Milanese con A.P.C. agenzia di Marketing, con l’avvento delle prime radio in Fm inizia una serie di esperienze nelle radio locali: Radio Torre Petrarca, Radio OK, Golden Radio, Radio Life,  fino al 1998 momento in cui l’innata curiosità e la voglia di sperimentare novità lo portano a maturare il primo interesse sul world wide web. E' da lì che nel 2000 nasce l’idea delle prime testate regionali on line. Fonda Arezzo Notizie e la dirige fino al Giugno 2016. l'Ortica è la sua nuova scommessa.

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