Vocabolario Aretino (U-V-Z)

A B C D E F G I L M N O P Q R S T U V Z

Ucello Uccello.
Udorare Odorare.
Ugna Ogna Unghia.
Ugnata Graffio.
Ugnere Ognere Ungere.
Ullo Non lo.(un lo,….la.)
Un Non.
Unguanno Quest’anno.
Unsomma Insomma.
Unvece Invece.
Urcillino Orcellino.
Urecchia Orecchia.
Urtica Ortica.
Usolare Guardare di nascosto.
Usolone Noioso.
Utriaca L’ha avuta “l’utriaca” l’ha avuta la sua!

 

Valilonga Una delle vie della città oggi via Cavour
Vecchelo Eccolo.
Veccheme Eccomi.
Vegghia Veglia.
Venco Vinco.
Ventìno Moneta metallica da venti centesimi,da qui, un centìno, un millìno.
Vénto Vinto.
Verone Il portico al piano superiore dove iniziano le scale esterne della casa colonica.
Vettare Avettare Attraversare.
Vetti Andai, ( piu usato in Valdichiana.)
Vicce Andarci, ho deciso de vicce.
Vien‘oltra Vieni qui.
Villan Colleffe Persona rozza, incivile.
Vintricchio Ventre (più propriamente per gli uccelli)
Vire Andare.
Vire a parere Scopo da raggiungere.
Viulino Di color violetto e anche lo strumento musicale.
Voialtri Voi.
Vulsuto Voluto.

 

Zaccherone Persona dalla vita disordinata, di solito donna. (E’ ‘na zaccherona, sempre ‘n giro”)
Zaccherone Persona sciatta.
Zazzicare Armeggiare, trafficare.
Zebedei I testicoli, non mi rompere gli zebedei.
Zeppere Infilare a forza, spingere.
Zicchina Gemma.
Zighettare Punzecchiare.
Zinghena Zingara.
Zipelo Tappo di legno.
Ziro Orcio per l’olio, (vaso di terracotta.)
Zullare Giocare, sherzare.
Zurlo Zullo, Ruzzo.
zuzzurullone Zuzzerellone.

 

Vacanze ‘ntelligenti Argentario Me venga un colpo se un ve racconto questa!!
So’ ito anch’io al mere a fere l’eliotirapia, come ardirebbe quela sofistichéta marpiona dela Bippina (BibJ per gli amici), ch’a ‘na faccia da santa del cinquecento e un culo da sgualdrina che quande scureggia fa un rumore a scoppio compresso perché ha le mutande blindate e le porta dalla disgrazia di Cernobjl; con la paura che da quel giorno la nube tosseca abbia ammosciti i c…. dei spiaggiaaioli.Io so’ vistito con l’ultemo look marino del mumento: bermuda giallo verde e mocassini àl’Agnelli, invece la Bibj ha adoddo un vistito esoteco alla BATIK, tutto spurtivo che’spira al filme “la mia Affreca”.‘Na sera quande le stelle se combaceveno col riguglìo del’onde del mere gnò ditto: “Bippina, un dar retta a quelo che smoccheleno i giorneli, io ho ‘na fava cusì genuina che te sazierà da stisera a domattina. Eppù sé come diciva Aristotele, che anco la fava cià un gambo a dù nodi per migliorère el trapasso privilegiéto tra el mondo dei morti e quelo de la luce”.

Lo sé com’è ita? Unnò acapezzo un tubo.
Aristotele ugne ‘nteresseva punto.
Ma dèto che io sono dimolto spicciativo gnò smarronéto che andasse a pigliallo n ‘du el pan se coce e s’arlvogesse a me quande aesse capito che l’oppressione maschile passa si, ma per il c….. La scureggiona alora sé missa a borbottére delle vacanze ‘ntelligenti e del come sarebbe meglio ‘mpieghére el tempo nell’andére a scuprire opere d’arte ‘utentiche, e giù m’ha ditto, nomi celebri e meno.

Subbeto siémo iti nun paesotto a pòchi chilometri dal mere a ‘na sagra culturele.
Se tratteva de una mostra de quedri de pittori imbianchini dela domenneca.
Quande gionti drento, c’éra ‘na culona adiposa che ci ha fatto d’accompagnatrice in un infrinio de sale e cucinotti con quedri atacchi come i prosciutti illuminéti da rocci illuminéti da rocci de luce che un sé sapiva de che colore fusseno le tele.

In mezzo a sto casino, a sidere ne le panche e stipeti come aringhe nel caratello se vidiveno sbracati mezzi scalzi, postcappelloni e postmoderni a fére ‘ndigestione de presunta cultura con fra le méni pizza e birra e anco lattine de vino.
Teste raffazzonate allistite li per li fano abboccare la gente, eppù doppo, quande torneno a le loro chése racconteno el su bilancio dele vacanze ‘ntelligenti.
E sano d’essere buggerati da manifestazioni balorde misse su da ‘ncompetenti merdaioli avanzi de topa.
Leggheno pòco, ma héno visto ‘gni cosa.
E’ la solléta frinisia dei bronzi de Riace.

Al’ultemo la Bippina, stufa e piena de bile sino alle pocce, m’ha porto fòri e cunvinta che per i beoti un c’è meddicina ha ‘sclamato: “Basta con lo effimero valorizziamo il duraturo!!”
Alora unn’ho retto più, l’ho carca nela mi’ 500 e l’ho porta nela spiaggia: semo scesi piano piano, l’ho sdraiéta nela rena e gnò ditto:” Mòe ce simo, giù le mutande bambola!!”.

Doppo, molto tempo doppo, quande ‘ncuminceva ad albeggiere, stretti stretti, ma leggeri e con i pistoni sgonfi siémo arientri in tul’Otelle
Gosto De’ Rezzo

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Redazione
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