🍷 Il calice amaranto
Opinioni, impressioni e analisi sul mondo dell’Arezzo calcio viste dalla parte del tifoso. Una rubrica di Cesare Fracassi, tra campo, mercato e passione amaranto.
Ma… ma… Mancuso!?
Via, si comincia. Anzi, no. Si comincia e segnano loro.
Nemmeno il tempo di sistemarsi sulla poltrona, prendere il bicchiere e sperare in un pomeriggio tranquillo, che Sibilli parte, affonda e la mette dentro. Juve Stabia avanti e Arezzo già costretto a rincorrere.
E qui ritorna il solito discorso, quello che ripetiamo da tempo: questa squadra non ha rapidità. Né nel recupero, né nelle chiusure, né quando bisogna cambiare passo. Se lasci campo agli avversari, prima o poi ti fanno male. Stavolta ci hanno messo meno di due minuti.
Poi, per carità, la buona volontà c’è. L’impegno anche. Nessuno può dire che i ragazzi non ci provino. Ma il calcio, purtroppo, ha questa brutta abitudine: per segnare bisogna tirare nello specchio della porta.
E noi con lo specchio abbiamo un rapporto complicato. Pare quasi che porti male guardarlo.
Cerri ha una buona occasione e spedisce alto. Tavernelli trova la conclusione giusta, il portiere avversario devia e il pallone finisce sul palo. Per il resto tanta pressione, qualche pallone buttato in mezzo, qualche mischia e la sensazione che si potrebbe giocare anche fino a domattina senza trovare il verso di segnare.
Entrano Sala, Cagnano, Pattarello e Cianci. Cambiano gli uomini, aumenta la pressione, ma la musica resta quella. L’Arezzo spinge, la Juve Stabia tiene, chiude gli spazi e porta a casa il risultato.
Noi mettiamo la volontà, loro ci mettono l’organizzazione. E indovinate chi vince?
Ma soprattutto una domanda continua a girare per la testa.
Mancuso!?
C’è, è convocato, è in panchina. E allora? In una squadra che fatica tremendamente a segnare, possibile che non ci sia spazio per provare anche questa soluzione?
Non sarà la risposta a tutti i problemi, ma almeno sarebbe una domanda fatta al campo invece che lasciata in panchina.
E ora, prima che il vino diventi aceto, andiamo ai voti.
Le pagelle del Calice
Nunziante 6,5 – Una sola vera parata. Sul gol di Sibilli non può fare niente. Abbandonato davanti a un avversario lanciato, più che un portiere sembrava l’ultimo casellante prima dell’autostrada.
Renzi 5 – Primo errore sul gol. Lascia a Sibilli lo spazio per affondare. E quando uno parte così, bisognerebbe almeno fargli capire che non è un allenamento.
Coppolaro 5 – Secondo errore sul gol. Anche lui non riesce a fermare Sibilli. In due a rincorrere, ma quello arriva dove vuole.
Illanes 6 – Fa il suo con il mestiere. Niente di straordinario, ma almeno prova a tenere in piedi la baracca.
Righetti 6 – Ammonito, prudente e poco intraprendente. Fa attenzione, forse anche troppa. Ogni tanto si potrebbe osare qualcosa.
Mawuli 5 – Macchinoso e lento. Quando decide cosa fare con il pallone, spesso gli altri hanno già cambiato posizione. Servirebbe un po’ di velocità, almeno di pensiero.
Iaccarino 6 – Buon piede, ma poco fisico. Qualche giocata interessante, però in mezzo al campo servirebbe anche maggiore sostanza.
Ionita 6,5 – Impegno, pressione e presenza. Uno che almeno prova a suonare la carica. Purtroppo non basta correre per tutti.
Arena 5,5 – Va in battaglia, ma soffre. Cerca di rendersi utile senza trovare lo spunto che possa cambiare la partita.
Cerri 5 – L’unica vera occasione la manda alta. E per un centravanti non è un dettaglio trascurabile. La porta non è un optional da ordinare a parte.
Tavernelli 6,5 – Il più pericoloso. Trova il tiro, il portiere devia e arriva il palo. Almeno lui dimostra che lo specchio della porta esiste davvero.
Sala 5,5 – Corsa, tanta corsa. Ma il calcio non è una gara podistica. Servirebbe anche qualche giocata utile.
Cagnano 5,5 – Impegno e buona volontà. Il problema è che ormai la buona volontà la vendiamo a quintali, mentre le occasioni da gol scarseggiano.
Cianci 5,5 – Entra, fa presenza e prova a dare peso davanti. Ma di palloni veramente pericolosi ne arrivano pochi.
Pattarello 5,5 – Anche lui entra con voglia, ma non cambia la storia. E da uno come lui ci aspettiamo qualcosa di più.
Olivieri 5 – Che è!? La domanda viene spontanea. Dovrebbe dare una scossa, ma non lascia tracce significative.
Bucchi 5,5 – La squadra lotta, si impegna, cerca di reagire. Ma il gioco dov’è? La velocità? Le soluzioni offensive? Possibile che per costruire un’occasione serva ogni volta una pratica edilizia?
E soprattutto: Mancuso!?
Il fondo del calice
Un’altra partita in cui l’Arezzo dimostra carattere, ma anche limiti evidenti.
La volontà non manca, la qualità offensiva sì. La squadra fatica a sviluppare gioco, arriva davanti con troppa lentezza e quando finalmente trova un’occasione non la sfrutta.
In Serie B non basta dire che abbiamo giocato con impegno. L’impegno dovrebbe essere il minimo sindacale, non il programma tecnico della stagione.
Serve più velocità, più coraggio, più concretezza. E magari anche qualche soluzione diversa là davanti.
Perché a forza di correre dietro agli altri, prima o poi si finisce il fiato.
E per stasera il calice è amaro. Parecchio amaro.
Ma… ma… Mancuso!?
Quella domanda, caro Bucchi, resta sul tavolo. Accanto al bicchiere vuoto.


