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Arezzo, i gabbiani dimenticati sotto la Maratona. Noi li abbiamo fotografati quando volavano

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Arezzo, i gabbiani dimenticati sotto la Maratona. Noi li abbiamo fotografati quando volavano

Sono rimasti per venticinque anni sotto la Maratona dello stadio comunale di Arezzo. Centinaia di gabbiani di plastica, dimenticati nei magazzini e tornati alla luce durante i lavori di svuotamento dei locali.

La notizia, raccontata oggi dal Corriere di Arezzo, riporta indietro le lancette al 2001, quando uno stormo decisamente insolito attraversò il cielo della città.

Non erano gabbiani veri, naturalmente. Erano le sculture del collettivo artistico Cracking Art, protagoniste di una storica installazione realizzata ad Arezzo con il coinvolgimento del Comune e del Ministero dell’Ambiente.

E noi quei gabbiani ce li ricordiamo bene. Anzi, li abbiamo anche fotografati.

Le sette immagini che pubblichiamo risalgono proprio al 2001 e raccontano un’Arezzo diversa da quella attuale. Piazza Guido Monaco, le strade del centro, i tavolini dei bar, le automobili e i passanti. Sopra le loro teste, decine e decine di uccelli artificiali sospesi a fili che attraversavano le vie e le piazze.

Le fotografie d’archivio di Arezzo nel 2001:

Un’installazione spettacolare, ma anche un messaggio sul rapporto tra natura, ambiente e materiali artificiali. La plastica diventava arte e i gabbiani, simbolo di libertà, si ritrovavano sospesi nel cielo urbano.

Poi la mostra finì. I gabbiani vennero smontati e sistemati nei magazzini comunali sotto la Maratona. E lì sono rimasti.

Per un quarto di secolo hanno avuto come sottofondo le partite dell’Arezzo, le urla dei tifosi, le delusioni e le promozioni. Compresa quella storica in serie B del 2004.

Un’esposizione permanente, insomma. Talmente riservata che non poteva visitarla nessuno.

Secondo quanto riferisce il Corriere di Arezzo, durante lo svuotamento dei locali ne sono stati ritrovati centinaia. Alcuni, perché danneggiati, sono stati gettati; altri sono stati recuperati e destinati nuovamente ai magazzini comunali.

Ed è proprio qui che viene spontanea una domanda: possibile che dopo venticinque anni l’unico futuro per questi gabbiani sia passare da un magazzino all’altro?

Non stiamo parlando soltanto di oggetti di plastica. Sono testimonianze di un’iniziativa artistica che aveva trasformato il paesaggio urbano e che molti aretini ricordano ancora. Le fotografie del 2001 lo dimostrano meglio di qualsiasi descrizione.

Forse sarebbe interessante recuperarne almeno una parte, verificare quali siano ancora in buone condizioni e valutare una nuova esposizione. Anche temporanea, magari accompagnata proprio dalle immagini storiche dell’installazione.

Sarebbe un modo per raccontare un pezzo di storia culturale della città, senza necessariamente inventarsi l’ennesimo evento da inaugurare con fascia tricolore e fotografia di gruppo.

Perché ad Arezzo, a quanto pare, anche i gabbiani hanno imparato una vecchia abitudine amministrativa: quando non si sa dove metterli, si mandano in magazzino.

E stavolta sarebbe bello vederli tornare a volare.

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