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Pensioni 2027, per avere l’aumento completo bisogna essere abbastanza poveri. Ma non troppo, sennò ci si abitua

La Manovra 2027 prevede sei fasce di rivalutazione. ANAP Arezzo teme la perdita di potere d'acquisto e chiede un indice più vicino alle spese reali degli anziani.

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Pensioni 2027, per avere l’aumento completo bisogna essere abbastanza poveri. Ma non troppo, sennò ci si abitua

La Manovra 2027 prevede sei fasce di rivalutazione. ANAP Arezzo teme la perdita di potere d'acquisto e chiede un indice più vicino alle spese reali degli anziani.

AREZZO – Dal 2027 anche l’inflazione sarà progressiva. Se hai una pensione bassa, il carrello della spesa aumenta. Se hai una pensione più alta, evidentemente al supermercato ti fanno lo sconto per anzianità. Almeno così sembrerebbe ragionare il nuovo sistema di rivalutazione previsto dalla Manovra.

Il disegno di legge di Bilancio 2027 introduce sei fasce per l’adeguamento delle pensioni al costo della vita. La rivalutazione piena spetterebbe soltanto agli assegni fino a circa 2.447 euro lordi al mese, pari a quattro volte il trattamento minimo INPS del 2026.

Oltre quella soglia, l’aumento verrebbe progressivamente ridotto: dall’85% dell’inflazione riconosciuta per la fascia immediatamente superiore, fino al 32% per le pensioni oltre dieci volte il minimo.

Tradotto: l’inflazione è uguale per tutti, ma lo Stato potrebbe decidere di rimborsarla in base al reddito. Una specie di raccolta punti al contrario: più hai versato, meno percentuale di rivalutazione ti spetta.

A sollevare il problema è ANAP Arezzo, l’associazione dei pensionati di Confartigianato, attraverso il presidente Angiolo Galletti, che contesta il rischio di una progressiva perdita del potere d’acquisto.

Galletti ricorda una cosa apparentemente rivoluzionaria: anche chi prende una pensione superiore al minimo deve mangiare, pagare le bollette, comprare medicine e, nei momenti di particolare ottimismo, magari permettersi perfino una pizza.

Perché avere una pensione da 2.500 euro lordi non significa necessariamente possedere uno yacht a Porto Cervo. Potrebbe voler dire semplicemente aver lavorato una vita intera e riuscire ancora a pagare il dentista senza chiedere un finanziamento.

E invece il meccanismo previsto dalla Manovra riconoscerebbe soltanto una parte dell’inflazione per gli assegni superiori alla soglia stabilita.

Ma le sorprese non finiscono qui.

Dal primo gennaio 2027 entreranno in vigore anche i nuovi coefficienti di trasformazione, utilizzati per calcolare la quota contributiva delle pensioni. I coefficienti aggiornati risultano più bassi e, a parità di montante contributivo ed età di pensionamento, comporteranno assegni meno generosi per chi andrà in pensione con le nuove regole.

Insomma, chi è già pensionato rischia di recuperare solo una parte dell’inflazione. Chi deve ancora andarci potrebbe scoprire che il traguardo si è spostato mentre stava arrivando.

ANAP Arezzo mette inoltre in discussione l’utilizzo dell’indice FOI dell’ISTAT come riferimento per gli adeguamenti. Secondo l’associazione, questo indicatore non rappresenta adeguatamente il peso di alimentari, energia, farmaci e assistenza sanitaria nei bilanci delle persone anziane.

Ed è qui che la faccenda diventa quasi comica, se non fosse che riguarda i soldi per vivere.

Perché l’inflazione ufficiale è una percentuale, mentre quella reale è la faccia che fai quando esci dal supermercato con due buste e hai speso quanto una settimana di ferie di vent’anni fa.

Galletti chiede quindi un sistema più equo, capace di tutelare il valore delle pensioni e di considerare le spese effettivamente sostenute dagli anziani.

La proposta dell’associazione è valutare un indice specifico per i pensionati, che tenga maggiormente conto dei consumi e delle necessità di questa fascia della popolazione.

Una precisazione è necessaria: le nuove percentuali di rivalutazione sono contenute nel disegno di legge di Bilancio e potrebbero ancora cambiare durante l’esame parlamentare. I nuovi coefficienti di trasformazione, invece, sono già stati stabiliti con decreto ministeriale.

Resta una certezza: per calcolare una pensione servono ormai competenze di matematica, economia e diritto previdenziale. Per spenderla, invece, basta andare alla cassa del supermercato.

Lì i conti tornano sempre. Purtroppo a favore di chi incassa.

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