A Bibbiena ci sono voluti quasi vent’anni per immaginare un futuro per l’ex Convento di San Lorenzo. Adesso è arrivato un progetto che si chiama Octopus, cioè polpo. E a giudicare dalle critiche di Lista di Comunità, il rischio è che i tentacoli arrivino dappertutto, mentre ai cittadini resti il compito di guardare.
La formazione civica attacca l’Amministrazione guidata dal sindaco Filippo Vagnoli, contestando il percorso partecipativo organizzato per discutere il futuro dello storico complesso e le ipotesi di trasformazione turistica del centro di Bibbiena.
Il Comune domanda, i cittadini rispondono. Poi arriva il polpo.
Secondo Lista di Comunità, gli incontri con la popolazione avrebbero fatto emergere richieste piuttosto chiare: aule studio, spazi per giovani e anziani, luoghi per le associazioni, abitazioni per riportare famiglie nel centro storico e iniziative a sostegno del commercio locale.
Insomma, i cittadini chiedevano un paese dove vivere.
La risposta progettuale contestata dall’opposizione, invece, guarda soprattutto a ricettività turistica, ristorazione e attività commerciali, con l’ipotesi di un albergo diffuso capace di coinvolgere anche immobili privati del borgo.
Che il turismo possa rappresentare una risorsa non lo mette in dubbio nessuno. Il problema nasce quando, per attirare chi viene a dormire due notti, si rischia di rendere meno conveniente abitare lì tutti gli altri 363 giorni.
18.300 euro per ascoltare. Ma ascoltare chi?
Nella polemica entra anche la deliberazione comunale numero 150 del 9 luglio 2026, con cui è stato approvato il progetto relativo al percorso consultivo per la rigenerazione dell’ex convento.
Lista di Comunità richiama una cifra di 18.300 euro di risorse pubbliche e contesta soprattutto il risultato politico dell’operazione.
Perché organizzare incontri, chiamare esperti internazionali e raccogliere proposte ha certamente un valore. Ma se alla fine le richieste della popolazione non trovano spazio nelle soluzioni prospettate, il rischio è che la partecipazione diventi una bella parola da mettere sulle locandine.
Un po’ come chiedere ai bibbienesi cosa vorrebbero per cena e poi annunciare che il menù lo ha già scelto il cuoco olandese.
I cittadini poco aperti. Forse perché vorrebbero continuare ad abitare a casa propria.
Uno dei passaggi più contestati riguarda il modo in cui, secondo Lista di Comunità, sarebbero state considerate le perplessità dei residenti.
La formazione civica sostiene che nel documento progettuale la scarsa apertura mentale della popolazione locale venga individuata fra le possibili minacce alla riuscita dell’operazione.
Un’accusa che merita di essere verificata direttamente sul documento originale.
Perché, se davvero chi esprime dubbi sulla trasformazione turistica del proprio paese viene considerato un ostacolo, siamo davanti a una concezione della partecipazione piuttosto originale.
Il cittadino ideale, evidentemente, dovrebbe partecipare con entusiasmo, applaudire alla presentazione e possibilmente non fare troppe domande.
Un polpo da oltre dieci milioni. Ma chi paga il conto?
Il progetto Octopus, secondo la ricostruzione diffusa da Lista di Comunità, prefigurerebbe uno scenario di investimento superiore ai dieci milioni di euro, legato alla trasformazione dell’ex convento e al coinvolgimento di altri immobili del centro storico.
Una prospettiva ambiziosa, che però non equivale a un investimento già approvato o finanziato.
Le incognite riguardano la sostenibilità economica, l’attrattività turistica nei mesi meno frequentati e la possibilità concreta di coinvolgere numerosi proprietari privati.
Senza dimenticare una domanda che nei progetti di rigenerazione urbana dovrebbe venire prima di tutte le altre: rigenerazione per chi?
Per i residenti che devono continuare a vivere nel borgo oppure per i visitatori che arrivano, consumano e ripartono?
Perché un centro storico può anche riempirsi di camere eleganti, ristoranti e boutique. Ma se perde abitanti, negozi di vicinato e servizi quotidiani, più che un paese rischia di diventare una splendida reception.
La proposta alternativa: meno suite, più vita vera
Lista di Comunità chiede che San Lorenzo venga recuperato come polo pubblico sociale e culturale, con spazi per lo studio, l’associazionismo, attività rivolte ai cittadini e soluzioni capaci di favorire il ritorno delle famiglie nel centro storico.
La formazione civica sostiene inoltre che debbano essere esplorate con maggiore convinzione le opportunità di finanziamento pubblico ed europeo, senza considerare inevitabile il ricorso a un modello prevalentemente commerciale.
Dal canto suo, il sindaco Vagnoli ha spiegato pubblicamente che l’obiettivo dell’Amministrazione è trovare risorse per recuperare un immobile che richiede investimenti ingenti, valutando sia finanziamenti pubblici sia il coinvolgimento di privati. Ha inoltre precisato che una parte dell’edificio dovrà comunque mantenere una destinazione a uso pubblico.
La questione, dunque, non è semplicemente scegliere fra pubblico e privato, ma capire quale progetto sia davvero sostenibile e quale futuro venga riservato alla comunità.
Lista di Comunità annuncia nuovi incontri pubblici per approfondire la questione e coinvolgere i cittadini di Bibbiena e del Casentino.
Intanto, dopo quasi vent’anni di attesa, una certezza c’è: San Lorenzo ha bisogno di un futuro.
Possibilmente senza che per trovarlo sia necessario trasformare tutto il paese in un acquario per turisti.
Perché il polpo può anche avere otto tentacoli. Ma Bibbiena dovrebbe avere ancora una testa sola: quella dei suoi cittadini.
Questo articolo utilizza l’ironia per commentare fatti reali e le contestazioni politiche espresse da Lista di Comunità.


