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Torrente Castro, dalle proteste all’interrogazione: Romizi chiede conto al Comune

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Torrente Castro, dalle proteste all’interrogazione: Romizi chiede conto al Comune

La vicenda del torrente Castro arriva formalmente sul tavolo dell’amministrazione comunale di Arezzo. Dopo le proteste dei residenti delle vie Duranti, Pieraccini e Recapito e il nuovo appello raccontato da L’Ortica il 15 ottobre, il consigliere comunale Francesco Romizi, capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra – Arezzo 2020, ha predisposto un’interrogazione datata 21 ottobre 2026, chiedendo al sindaco e alla Giunta risposte precise sui lavori di adeguamento idraulico e sulle conseguenze ambientali dell’intervento.

Il documento, inviato anche alla nostra redazione, contiene nove domande e una richiesta di risposta scritta, possibilmente accompagnata da atti, comunicazioni e cronoprogrammi.

Al centro della questione c’è quel tratto di circa 300 metri lungo il torrente Castro dove, secondo quanto denunciato dai cittadini, i lavori hanno cancellato alberi e vegetazione, lasciando un’opera muraria che ha modificato profondamente il paesaggio del quartiere.

Nessuno contesta la necessità della sicurezza idraulica. Il problema, come abbiamo già raccontato, è capire che cosa debba succedere dopo i lavori. Perché mettere in sicurezza un torrente non dovrebbe significare necessariamente salutare per sempre alberi, ombra e verde.

Romizi chiede innanzitutto se il Comune fosse stato informato preventivamente del progetto e se avesse espresso osservazioni sulle conseguenze paesaggistiche e ambientali.

Poi arriva al punto che interessa maggiormente i residenti: era previsto il ripristino del verde?

Secondo quanto riferito dal comitato, durante gli incontri con i soggetti coinvolti si sarebbe discusso persino delle specie arboree da ripiantare. Eppure, a oggi, i cittadini sostengono di non aver ricevuto un progetto definitivo, un calendario degli interventi o una spiegazione tecnica che giustifichi l’eventuale impossibilità di ripiantare gli alberi.

L’interrogazione chiede quindi di chiarire quali impegni siano stati assunti, da chi e con quali scadenze. Domanda inoltre se esistano impedimenti tecnici, idraulici o normativi alla ripiantumazione e se siano state valutate soluzioni alternative.

Un altro capitolo riguarda la sicurezza della strada, del percorso e delle aree adiacenti all’argine. Romizi vuole sapere se il Comune abbia effettuato verifiche sulle criticità denunciate dai residenti e quali siano stati gli eventuali risultati.

Ma c’è anche una questione istituzionale.

Il consigliere domanda quali rapporti siano intercorsi tra Comune di Arezzo, Regione Toscana e Genio Civile prima, durante e dopo i lavori. E soprattutto se, dopo le prime proteste pubbliche del 26 agosto, l’amministrazione comunale abbia chiesto formalmente chiarimenti agli enti competenti.

Non basta, insomma, sapere chi abbia realizzato l’opera. Occorre capire anche chi debba occuparsi delle conseguenze e quali iniziative siano state intraprese per rispondere alle richieste dei cittadini.

Tra le nove domande compare infine la richiesta di promuovere un confronto urgente tra Comune, Regione, Genio Civile e rappresentanti dei residenti, con l’obiettivo di definire un progetto condiviso di riqualificazione ambientale, accompagnato da impegni concreti e tempi certi.

Il punto, adesso, è semplice: alle domande seguiranno risposte documentate?

L’interrogazione è datata 21 ottobre e non sarebbe corretto attribuire già oggi all’amministrazione comunale un mancato riscontro a questo nuovo atto. Resta però la situazione denunciata dal comitato, che da quasi due mesi chiede chiarimenti sul ripristino del verde e sulla sicurezza dell’area.

Nel nostro precedente articolo avevamo riferito che Romizi stava preparando un’interrogazione. Ora il documento esiste e possiamo darne conto.

I cittadini hanno fatto sentire la propria voce. Un consigliere comunale ha tradotto quelle richieste in nove domande istituzionali.

A questo punto servono risposte, possibilmente accompagnate da documenti e date.

Perché gli alberi non ricrescono con i comunicati stampa. E nemmeno con le interrogazioni, se poi restano senza conseguenze concrete.

L’Ortica continuerà a seguire la vicenda, dando conto delle risposte che arriveranno dagli enti coinvolti.

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