David Conti, presidente di EFEI Organismo Paritetico Nazionale, ha annunciato su Facebook di aver ricevuto il Wilde VIP European Award nel corso di una cerimonia tenuta il 23 ottobre 2026 al Collegio del Nazzareno, a Roma. Nel post ringrazia Giuseppe Catapano, Luigi Ferraiuolo e i collaboratori che lo hanno accompagnato nella sua attività. Mostra anche un attestato intestato a suo nome.
Fin qui la notizia. Ma siccome sul diploma c’è scritto European Award, una domanda viene spontanea: europeo in che senso? Perché fra un premio con un nome internazionale e un’onorificenza delle istituzioni europee corre una certa differenza. E non basta qualche stella stampata sulla carta per colmarla.
Il Wilde VIP European Award è un riconoscimento privato, legato alla storia del Premio Wilde, una manifestazione letteraria nata nel 2007. Non risulta essere un premio conferito dall’Unione Europea. Questo non ne cancella automaticamente il valore per chi lo riceve: serve però a raccontarlo per quello che è, senza prestargli patenti istituzionali che non possiede.
La storia, tra l’altro, è passata anche dalle nostre parti. Il 2 dicembre 2017 la decima edizione del Premio Wilde arrivò al Teatro Mario Spina di Castiglion Fiorentino. Ne scrisse anche La Nazione, indicando Daniele Cappa come organizzatore e ricordando la presenza di Giuseppe Catapano, allora già presentato come presidente e rettore di AUGE. Un resoconto della manifestazione menziona AUGE fra i patrocinatori e registra l’assegnazione di diversi Wilde VIP European Award.
Dunque il rapporto tra il mondo Wilde e AUGE non è spuntato ieri mattina, come i funghi dopo una settimana d’acqua.
E AUGE Università, che cos’è? Sul proprio sito si presenta come ente privato di alta formazione universitaria internazionale e dichiara espressamente di non far parte dell’ordinamento universitario italiano. AUGE Università Srl è una società con sede a Roma. Negli elenchi del Ministero dell’Università e della Ricerca non risulta come ateneo italiano riconosciuto.
Attenzione: ciò non equivale a dire che le sue attività formative siano illecite o che ogni collaborazione estera sia priva di valore. Significa, molto più semplicemente, che non bisogna confondere un ente privato di formazione internazionale con un’università appartenente al sistema universitario italiano. Distinzione noiosa, forse, ma indispensabile quando si mettono in fila rettori, diplomi e premi.
Resta da chiarire chi abbia selezionato i premiati dell’edizione romana del 2026, quali criteri siano stati adottati e quale sia la motivazione specifica dell’assegnazione a David Conti. L’attestato fotografato contiene una formula generale sui meriti e sull’impegno professionale, ma non indica un progetto preciso. Abbiamo cercato un regolamento aggiornato e un elenco indipendente dei premiati senza trovarne una conferma pubblica sufficiente.
Alla richiesta di chiarimenti rivolta ad AUGE non è arrivata risposta, stando al riscontro ricevuto dalla redazione al momento della preparazione di questo articolo. Naturalmente il silenzio non è una prova di alcuna irregolarità: semplicemente lascia senza risposta alcune domande legittime.
Non mettiamo in discussione, con questo, né il lavoro svolto da Conti né il suo diritto a festeggiare un riconoscimento. Semmai, vorremmo sapere come quel riconoscimento viene attribuito. Perché una targa si può appendere dove si vuole; le parole con cui la si racconta, invece, devono stare appese ai fatti.
In conclusione: congratulazioni al premiato. Ma chiamare un premio «European» non lo trasforma in un’onorificenza dell’Europa. Altrimenti, a forza di nomi altisonanti, ad Arezzo basterebbe ribattezzare il torneo del calcetto «Coppa Intercontinentale» per ritrovarsi campioni del mondo.
Questo articolo usa l’ironia per commentare fatti reali e dichiarazioni pubbliche. La redazione è disponibile a pubblicare eventuali chiarimenti documentati degli organizzatori e del premiato.


