Il comitato spontaneo degli abitanti delle vie Duranti, Pieraccini e Recapito torna a chiedere risposte sui lavori di adeguamento idraulico del torrente Castro. Dopo il primo appello del 26 agosto, i residenti riferiscono di non aver ricevuto alcun chiarimento dagli enti coinvolti. E così scrivono nuovamente alla stampa, a cominciare da L’Ortica.
Il tema non è la necessità di mettere in sicurezza il corso d’acqua, ma ciò che, secondo i firmatari, è rimasto dopo il cantiere: un tratto di circa 300 metri senza la vegetazione precedente, dubbi sul ripristino ambientale e preoccupazioni per la sicurezza della strada sull’argine.

La questione era già arrivata anche sul piano politico. Il consigliere comunale di opposizione Francesco Romizi (AVS–Arezzo2020) aveva espresso sostegno ai residenti, ricordando che la sicurezza idraulica non deve essere contrapposta alla tutela ambientale. «Il Comune non può fare lo spettatore», aveva dichiarato, chiedendo un ruolo attivo dell’amministrazione nel confronto con Regione Toscana e Genio Civile.
Contattato da L’Ortica il 15 ottobre, Romizi ha riferito che non ci sono novità sulla vicenda e che sta per protocollare un’interrogazione al Comune. Il documento, al momento del suo riscontro, non risultava ancora presentato: ne daremo conto quando sarà disponibile. L’obiettivo annunciato è chiedere chiarimenti sui rapporti con Regione Toscana e Genio Civile e sugli interventi per il ripristino arboreo e la sicurezza del percorso e dell’argine.

Ora il comitato torna a farsi sentire. Di seguito il nuovo appello firmato da Francesco Tinti e Delia Battagli, che pubblichiamo mantenendo la voce diretta dei residenti.
Torrente Castro, perché nessuno risponde?
Dopo quasi due mesi, gli abitanti delle vie Duranti, Pieraccini e Recapito aspettano ancora risposte dalla Regione Toscana.
Il 26 agosto scorso abbiamo denunciato pubblicamente le conseguenze ambientali dei lavori di adeguamento idraulico del torrente Castro e le criticità relative alla sicurezza della strada sull’argine.
Dove prima c’erano alberi, vegetazione, ombra e biodiversità, oggi resta una muraglia di circa 300 metri completamente spoglia. Un cambiamento profondo del nostro ambiente di vita, che non sembra essere stato accompagnato da un adeguato progetto di ripristino.
Dopo gli incontri con gli enti coinvolti, durante i quali si era arrivati a discutere persino delle specie arboree da ripiantare, ci aspettavamo un ripristino del verde. Invece, a lavori conclusi, nessuna risposta e nessun intervento annunciato.
Il nostro comunicato è stato pubblicato dagli organi di stampa locali, ma dalla Regione Toscana e dal Genio Civile non è arrivato alcun chiarimento. Intanto, tanti cittadini ci hanno contattato, alcuni indignati, altri convinti che sarebbe arrivata una risposta degli enti, perché un’opera pubblica finanziata con fondi PNRR dovrebbe anche rendere conto delle conseguenze sul territorio.
Come dobbiamo interpretare questo silenzio? Indifferenza? Arroganza? La speranza che, lasciando passare il tempo, i cittadini si stanchino di chiedere risposte? O forse imbarazzo?
La Regione Toscana e gli uffici competenti devono chiarire le scelte compiute, spiegare perché non sia stato realizzato il ripristino ambientale e indicare quali interventi siano previsti per la sicurezza dell’area. Non basta chiudere un cantiere per considerare conclusa un’opera pubblica: occorre rendere conto anche delle sue conseguenze sul territorio e sulla vita delle persone.
Si parla continuamente di ascolto, partecipazione e vicinanza ai cittadini. Ma che valore hanno questi proclami se, quando i cittadini pongono domande concrete, le istituzioni non rispondono?
Al Genio Civile e alla Regione Toscana chiediamo risposte chiare e impegni precisi: il ripristino del verde è previsto? Quali interventi si intendono realizzare e con quali tempi? Come si intende garantire la sicurezza dell’area?
Al Comune di Arezzo chiediamo di stare al nostro fianco, sostenendo le richieste degli abitanti e facendosi parte attiva nei confronti della Regione, affinché le criticità segnalate non vengano ignorate.
Il nostro quartiere merita risposte. I cittadini meritano rispetto. Continueremo a chiedere conto di quanto accaduto lungo il torrente Castro e ci batteremo perché si arrivi a un progetto concreto di ripristino del verde, alla tutela della biodiversità e a garanzie effettive per la sicurezza dell’area.
Ma la nostra non è soltanto una battaglia per il nostro quartiere. È una battaglia perché il rispetto dell’ambiente non resti confinato nei proclami, ma diventi un criterio concreto nelle scelte di chi amministra il territorio. Sicurezza idraulica e tutela ambientale devono procedere insieme, non escludersi a vicenda.
E allora torniamo alla domanda da cui siamo partiti: perché nessuno risponde? Perché, di fronte a domande legittime e a problemi che riguardano il bene comune, le istituzioni continuano a tacere?
Aspettiamo risposte, ma soprattutto fatti. Perché il silenzio non ripristina gli alberi, non restituisce la biodiversità e non garantisce la sicurezza dei cittadini.
Lo chiediamo per favore: qualcuno può rispondere?
Per il comitato spontaneo degli abitanti delle vie Duranti, Pieraccini e Recapito di Arezzo
Francesco Tinti e Delia Battagli


