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Ciclisti in doppia fila, automobilisti già ricoverati per travaso di bile

La bozza allo studio prevede gruppi sportivi affiancati sulle strade extraurbane, casco sulle e-bike, luce rossa anche di giorno ed esenzione dalle ciclabili per le bici da corsa. Ma le novità non sono ancora legge

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Ciclisti in doppia fila, automobilisti già ricoverati per travaso di bile

La bozza allo studio prevede gruppi sportivi affiancati sulle strade extraurbane, casco sulle e-bike, luce rossa anche di giorno ed esenzione dalle ciclabili per le bici da corsa. Ma le novità non sono ancora legge

Fuori dal vasoL’Ortica esce da Arezzo soltanto quando trova qualcosa che merita una puntura 
 

Il nuovo pacchetto di norme dedicate alle biciclette non è ancora entrato in vigore, ma è bastata la parola “doppia fila” per far impennare la pressione a migliaia di automobilisti italiani.

Secondo le anticipazioni pubblicate da Tuttobiciweb, il gruppo di lavoro incaricato di elaborare la bozza definitiva del nuovo Codice della strada avrebbe messo a punto diverse modifiche per aumentare la sicurezza dei ciclisti. Il testo dovrà però completare il proprio percorso istituzionale: fino all’approvazione definitiva, dunque, nessuno può trasformare la domenica mattina nella tappa del Tour de France appellandosi alla riforma.

Attualmente, fuori dai centri abitati, l’articolo 182 del Codice della strada impone ai ciclisti di procedere su un’unica fila, salvo l’eccezione dell’adulto che accompagna un bambino con meno di dieci anni.

In doppia fila, ma senza occupare la provincia
La novità più destinata a scatenare il consueto congresso nazionale del clacson riguarda i ciclisti sportivi. Sulle strade extraurbane potrebbero pedalare in doppia fila, riuniti in gruppi di non più di otto biciclette e separati dagli altri gruppetti da almeno cinquanta metri.

L’obiettivo è renderli più visibili e permettere agli automobilisti di sorpassare un gruppo corto anziché una processione lunga quanto la Firenze-Arezzo. La modalità non sarebbe applicabile agli allenamenti già protetti da una scorta tecnica.

Insomma, non una licenza per occupare la carreggiata dal bar alla cima del passo, ma una disposizione precisa. Particolare che sui social rischia di andare perduto dopo le prime quattro parole.

Casco obbligatorio, ma la testa resta facoltativa
La bozza introdurrebbe il casco obbligatorio per chi guida o viene trasportato su una bicicletta a pedalata assistita. L’obbligo riguarderebbe inoltre tutti i minori di quattordici anni, anche quando utilizzano una bici tradizionale.

Per gli adulti sulle biciclette muscolari il casco continuerebbe invece a non essere imposto. Lo Stato, evidentemente, protegge il cranio fino ai quattordici anni; dopo confida nella maturità, nella fortuna e nell’eventuale presenza di un santo protettore lungo la provinciale.

Luce rossa accesa anche di giorno
Tra le misure anticipate figura anche l’obbligo della luce posteriore rossa accesa durante le ore diurne, comprese le bici da corsa.

Una richiesta rivoluzionaria: essere visibili prima che l’automobilista dica di non aver visto niente, nonostante guidasse con il telefono davanti alla faccia, il navigatore acceso e un cappuccino nell’altra mano.

I ciclisti sportivi potrebbero evitare le piste ciclabili
Le biciclette da corsa potrebbero essere esentate dall’obbligo di utilizzare le piste ciclabili. Una scelta motivata dalle velocità raggiunte durante gli allenamenti e dalla promiscuità di molti percorsi, dove convivono bambini, pedoni, cani con guinzagli intercontinentali e passeggiatori che cambiano direzione senza preavviso.

La misura eliminerebbe anche alcune incertezze sulle sanzioni e sulle responsabilità in caso di incidente avvenuto sulla carreggiata in presenza di una ciclabile.

Naturalmente l’automobilista medio continuerà a gridare “C’è la pista ciclabile!”, anche quando la pista finirà contro una siepe dopo settantacinque metri. È una tradizione nazionale e, come tale, va tutelata dall’Unesco.

Bandierine per handbike e bambini
Per aumentare la visibilità, le handbike dovrebbero essere dotate di un’apposita bandierina. Lo stesso obbligo verrebbe esteso alle biciclette condotte dai bambini con meno di dodici anni.

Una precauzione sensata, anche se nessuna bandierina potrà mai competere con l’automobilista impegnato a rispondere “ok” su WhatsApp mentre entra in rotonda.

In rotonda anche sulla corsia interna
La bozza consentirebbe ai ciclisti di utilizzare la corsia più vicina al centro della rotatoria, effettuando poi le necessarie segnalazioni prima dell’uscita.

L’intento è evitare che vengano schiacciati verso il margine destro o tagliati da chi affronta la rotonda come una speciale del Rally del Casentino. In compenso, si aprirà un dibattito filosofico tra quanti non usano la freccia neppure in automobile ma pretenderanno dal ciclista segnalazioni degne di un controllore di volo.

La strada non è una guerra tra tribù
Nei commenti comparsi in rete, Mauro ha ricordato un punto che dovrebbe essere ovvio: ciclisti e automobilisti sono persone, ma chi pedala è molto più esposto. Ha inoltre invitato a mantenere civili i toni, perché dalle diatribe social si è arrivati anche a episodi di autentica ostilità contro i pedalatori.

Ed è questo il punto. Le norme potranno essere perfezionate, contestate o riscritte, ma la sicurezza non può dipendere dalla squadra scelta: automobilisti contro ciclisti, camionisti contro motociclisti, pedoni contro chiunque abbia le ruote.

Pedalare affiancati non autorizza a prendersi tutta la strada. Guidare un’automobile non consegna invece il certificato di proprietà dell’asfalto.

La carreggiata è di tutti. Anche di quello davanti che va più piano e, scandalo supremo, potrebbe avere lo stesso diritto di tornare a casa intero.

 Le modifiche descritte sono proposte contenute in una bozza e non risultano ancora norme operative.

Immagine generata con intelligenza artificiale 

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