La redazione dell’Ortica raccoglie dai social segnalazioni e discussioni che raccontano Arezzo dal basso. Noi riportiamo gli umori della città, senza distribuire patenti di ragione.
La segnalazione parte da via Marco Perennio, dove un cittadino racconta di motorini e motociclette molto rumorosi che, durante le notti estive, passerebbero fino a tarda ora. Il problema, secondo altre testimonianze comparse nella discussione, non riguarderebbe però soltanto la città: rumori, corse e mancanza di controlli vengono segnalati anche nelle periferie e nelle frazioni.
Il cittadino scrive di essere costretto dal caldo a tenere la finestra aperta e descrive notti accompagnate dal concerto di motorini, motociclette con scarichi rumorosi e gruppetti motorizzati capaci di trasformare una strada residenziale nel circuito del Mugello, però senza tribune, commissari e soprattutto senza orario di chiusura.
L’appello viene rivolto al Comune, alla Polizia municipale e ai genitori. Lui, esasperato, racconta persino di aver consigliato ai centauri notturni di passare all’elettrico. Una proposta accolta, immaginiamo, con lo stesso entusiasmo riservato a chi porta l’insalata a una grigliata.
Nei commenti si apre subito il tradizionale consiglio comunale parallelo di Facebook. C’è chi sostiene che rivolgersi ai vigili equivalga a spedire una raccomandata al vento e chi invita il cittadino ad andare a vivere in campagna, perché i ragazzini in motorino ci sono sempre stati e ad Arezzo esisterebbero problemi più gravi.
È il celebre principio amministrativo del “c’è di peggio”: se esistono spaccio e criminalità, cinque motorini smarmittati all’una di notte acquistano automaticamente il diritto costituzionale di passarti sotto la camera da letto.
Qualcuno replica che il diritto al riposo dovrebbe valere anche in città. Altri ricordano anziani, malati, bambini piccoli e persone che la mattina devono lavorare. Posizione rispettabile, ma forse poco aggiornata rispetto al nuovo piano urbanistico suggerito dai social: i cittadini che vogliono dormire devono trasferirsi in campagna, possibilmente portandosi dietro anche il letto.
Peccato che dalla stessa discussione emerga un dettaglio trascurabile: anche in periferia e nelle frazioni il problema esiste. Una commentatrice racconta di essersi trasferita fuori città e di non riuscire comunque a dormire, mentre sulle strade meno controllate qualcuno correrebbe “come un pazzo”.
Insomma, la campagna non è più il rifugio dal rumore. È semplicemente il tratto successivo del circuito.
Da via Marco Perennio a Olmo e alle altre zone periferiche, la musica pare la stessa: marmitte, accelerazioni, velocità e residenti svegli. Cambia il panorama, ma il braaaap resta fedele alla linea editoriale.
Fra le soluzioni proposte compare anche quella definitiva: chiudere le finestre e accendere il climatizzatore. Finalmente una politica pubblica semplice e moderna. Invece di controllare gli scarichi irregolari o impedire le corse notturne, si climatizza l’intera popolazione a spese della popolazione. Risultato: bolletta più alta, città più calda e motorino libero di esprimersi artisticamente.
C’è pure chi ricorda che venticinque anni fa un cinquantino troppo rumoroso rischiava controlli e sequestro. Oggi, almeno stando alla percezione espressa da diversi commentatori, i controlli sarebbero rari. Naturalmente si tratta di opinioni e testimonianze pubblicate sui social, non di una statistica ufficiale. Ma quando la stessa lamentela arriva dal centro, dalla periferia e dalle frazioni, forse liquidare tutto con “andate in campagna” non basta più.
Anche perché, continuando così, l’unico posto silenzioso rimasto ad Arezzo sarà dentro il municipio dopo l’orario di chiusura.
Motorini in transito durante la notte in via Marco Perennio – immagine generata con intelligenza artificiale


