Come scrive il Corriere di Arezzo, a San Leo, frazioncina d’Anghiari dove di solito si sente più il grillo che la sirena, un po’ di tempo fa è successo il finimondo. Tutto per colpa — si fa per dire — d’un po’ di bau bau notturni che non facevano dormire mezzo paese.
All’inizio erano brontolii sottovoce, poi finestre chiuse male, poi denunce, e alla fine… tribunale. Cinque persone della stessa famiglia, tutte imputate in concorso per disturbo della quiete pubblica. Secondo l’accusa non avrebbero fatto stare zitti i cani, che invece, a detta di qualcuno, dovevano imparare l’arte del silenzio notturno.
Ma come riporta il Corriere di Arezzo, la faccenda è tutt’altro che semplice. I cani incriminati sarebbero cinque segugi da caccia: tre tenuti in un capannone di lavoro e due vicino all’abitazione. Per questo, mesi fa, era arrivato pure un decreto penale: 200 euro a testa. Ma i cinque, hanno detto “no grazie” e si sono opposti, più per principio che per i soldi, perché qui — si sa — quando parte il civile poi son dolori veri.
E così eccoci al processo, tra testimoni, video, carte e colpi di scena degni d’un giallo di provincia. In aula c’è pure la parte civile, la famiglia che dice d’esser stata danneggiata. Una quindicina di paesani ha già sfilato davanti al giudice, e il 25 marzo dovrebbe arrivare la parola fine.
Gli imputati, però, la pensano chiara: se un cane abbaiava, non era il nostro. Anzi, fatture alla mano, spiegano che già dal 2023 avevano messo ai cani uno di quei marchingegni moderni: una specie di museruola tecnologica che, appena parte l’abbaio, spruzza acqua e fa passare la voglia di cantare alla luna.
E poi c’è il colpo di scena finale, sempre riportato dal Corriere di Arezzo: diversi testimoni parlano d’un “cane nero”, randagio o comunque non della famiglia imputata, che girava per San Leo e che sarebbe stato il vero disturbatore di sonni. Peccato che, notizia recente, quel cane sia morto.
Ora, come direbbe l’Ortica: la colpa non è mai del cane. Il cane fa il cane: abbaia, avvisa, chiama, risponde alla notte. La responsabilità, semmai, è sempre di chi lo deve governare, capire e gestire. E questo, più che un processo, pare il vero nodo da sciogliere.
Per il resto, a San Leo, si aspetta la sentenza… sperando almeno di dormire.

