HomeBlog & contributiIl girotondo dell’Europa: dalla Grecia alla Germania, chi si salva davvero?

Il girotondo dell’Europa: dalla Grecia alla Germania, chi si salva davvero?

Il gossip di Cesare Fracassi
Dalla crisi greca alla debolezza tedesca, l’Europa continua a proteggere le banche più che i popoli

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Il girotondo dell’Europa: dalla Grecia alla Germania, chi si salva davvero?

Il gossip di Cesare Fracassi
Dalla crisi greca alla debolezza tedesca, l’Europa continua a proteggere le banche più che i popoli

Vi ricordate cosa accadde dopo le Olimpiadi di Atene? La Grecia, che per un attimo si era illusa di essere al centro del mondo, cadde rapidamente in una crisi economica e finanziaria devastante. Corruzione diffusa, clientelismo e spese pubbliche fuori controllo: un esempio su tutti, una mia esperienza personale a Samos, dove anni prima avevo incontrato cinque dipendenti del Ministero dei Beni Culturali in villeggiatura in una villa a picco sul mare. Turni mensili, viaggi in aereo pagati, stipendi garantiti – tutto a carico dello Stato. E pensare che simili “vacanze istituzionali” si ripetevano in numerose isole greche: migliaia di funzionari mantenuti grazie a prestiti concessi da banche – soprattutto tedesche, inglesi, francesi, e in parte anche italiane.

Poi arrivò la tempesta. La crisi colpì duramente il popolo greco: bancomat bloccati, contanti razionati, ospedali senza medicine, persone ridotte alla fame. Eppure, l’Unione Europea – con in prima fila Christine Lagarde – intervenne… per salvare chi? Non certo i cittadini. I 250 miliardi di euro non andarono alla Grecia, ma alle banche estere esposte verso il debito greco. Una salvezza per il sistema, non per la gente.

Oggi, assistiamo a una nuova versione dello stesso copione: si cerca di “salvare” la locomotiva tedesca, indebolita da scelte europee sbilanciate, sogni green poco concreti e i dazi in stile Trump. E intanto si mantengono a galla equilibri geopolitici fragili, perfino giustificando il clima di tensione bellica che tiene in piedi governi come quello di Netanyahu in Israele.

La soluzione? Stampare moneta. Rialzare stipendi e pensioni, partendo dal basso, per rilanciare i consumi quotidiani e sostenere l’economia reale. Il lusso continueranno a comprarselo americani, cinesi e arabi. E l’inflazione? Se gestita da persone competenti, può diventare uno strumento di competitività, non un nemico. Ma forse è proprio questo che certi poteri – in Europa e altrove – non vogliono vedere.

Cesare Fracassi
Cesare Fracassi
Nato ad Arezzo nel 1946, in via Crispi 66, al suono della prima sirena del Fabbricone. Frequentò le elementari a Sant'Agnese, una scuola di vita e di battaglie. Dopo le medie, proseguì con il liceo classico e intraprese studi di medicina e giurisprudenza, completando tutti gli esami di quest'ultima. Calciatore dilettante, fondatore della squadra Tuscar Canaglia, sciatore agonistico e presidente della FISI provinciale. Esperienze lavorative: mangimista, bancario, consulente finanziario, orafo, advisor per carte di credito, ideatore della 3/F Card, registrata presso la SIAE (sezione Olaf n°1699 del 13/4/2000) con il titolo "Global System", agricoltore e, ora, pensionato.

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