Arezzo, gennaio 2022: il Consiglio comunale approva un atto di indirizzo per promuovere una dispensa solidale, cioè un luogo dove raccogliere alimenti, farmaci e altri beni da destinare a chi ne ha bisogno.
Novembre 2026: Scelgo Arezzo torna a chiedere che quell’idea diventi un servizio concreto. Nel frattempo, almeno sulla carta, gli scaffali sono pronti da quasi quattro anni. È il locale, secondo il gruppo, che continua a mancare.
La richiesta è semplice: una regia comunale, uno spazio fisico e una rete capace di mettere in comunicazione associazioni, distribuzione commerciale, aziende e servizi sociali. Non per inventare da zero la solidarietà, che sul territorio esiste già grazie a tante realtà, ma per organizzare il recupero delle eccedenze ed evitare che beni ancora utilizzabili vengano sprecati.
La proposta risale al 2022. L’atto di indirizzo presentato da Scelgo Arezzo fu discusso nella seduta del 13 gennaio, emendato durante il confronto e approvato con 27 voti favorevoli. Tra i punti emersi anche la possibilità di coinvolgere la Fondazione Arezzo Comunità nello studio di fattibilità e nella coprogettazione. Il voto, insomma, ci fu. Oggi Scelgo Arezzo domanda quali passi siano seguiti a quella decisione.
Il modello richiamato dal gruppo si ispira alla legge del 2016 contro gli sprechi: recuperare le eccedenze alimentari e farmaceutiche, secondo le regole previste, per destinarle a finalità di solidarietà sociale. Nella visione dei promotori, il Comune dovrebbe coordinare il sistema e individuare un luogo per raccolta e distribuzione, mentre i soggetti della rete contribuirebbero a reperire e consegnare i beni.
«Dopo quasi quattro anni il progetto è fermo», sostiene Scelgo Arezzo, che chiede alla Giunta di dare seguito all’impegno assunto dal Consiglio. Il gruppo insiste anche sull’attualità della proposta: il peso della spesa quotidiana sulle famiglie rende ancora più importante evitare sprechi e facilitare gli aiuti a chi attraversa un momento difficile.
C’è un punto da chiarire: l’atto di indirizzo è stato approvato, ma questo non significa che il servizio sia stato automaticamente istituito o finanziato. Per conoscere l’effettivo stato di avanzamento servono risposte dell’amministrazione su eventuali studi, locali individuati, interlocuzioni e risorse disponibili. Ed è precisamente su questo passaggio, tra voto e attuazione, che torna la richiesta politica.
Il progetto può anche essere complesso; non è detto che basti aprire una porta e metterci dietro uno scaffale. Ma dopo quasi quattro anni sarebbe utile sapere almeno se quella porta è stata cercata e chi dovrebbe avere le chiavi. Perché il cibo recuperato ha una scadenza: gli atti di indirizzo, a quanto pare, possono restare in dispensa molto più a lungo.


