AREZZO – Una pistola a forma di penna, machete, coltelli a serramanico e perfino un piede di porco. Non è l’inventario di un film d’azione a basso costo, ma quanto sarebbe stato trovato dalla Digos nell’abitazione di un aretino di 26 anni, arrestato venerdì 23 ottobre dopo una perquisizione scattata in seguito a una segnalazione.
Il particolare più curioso riguarda proprio la pen gun, un’arma da fuoco camuffata da penna. Peccato che, secondo quanto emerso oggi, lunedì 26 ottobre, durante l’udienza di convalida in tribunale ad Arezzo, al dispositivo sarebbe mancato un componente necessario per sparare. Insomma, una penna decisamente fuori dal comune, che però avrebbe avuto qualche problema a passare dalla teoria alla pratica.
La vicenda è emersa dopo il controllo effettuato dagli agenti della Questura di Arezzo venerdì sera. Durante la perquisizione domiciliare sono stati rinvenuti, oltre alla pen gun, machete, coltelli a serramanico e un piede di porco. Il giovane è stato arrestato inizialmente con una contestazione relativa alle armi da guerra.
La pen gun incompleta e l’accusa riformulata
All’udienza davanti al giudice Stefano Cascone, la Procura, rappresentata dalla pm Julia Maggiore, ha riformulato l’ipotesi d’accusa alla luce delle condizioni della pen gun. Secondo la ricostruzione emersa in aula, il dispositivo, pur incompleto, potrebbe essere considerato un’arma clandestina. La qualificazione giuridica e l’effettiva capacità offensiva dovranno essere approfondite nel procedimento.
Il giudice ha convalidato l’arresto e disposto per il ventiseienne, l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, il cosiddetto obbligo di firma.
Secondo una precedente ricostruzione di stampa, il giovane avrebbe presentato gli oggetti come parte di una collezione. Saranno gli accertamenti a chiarire le caratteristiche dei materiali sequestrati e le eventuali responsabilità penali.
Nessun collegamento accertato con le manifestazioni
La perquisizione è avvenuta negli stessi giorni delle iniziative della Digos legate ai disordini del 17 e 18 ottobre e alle manifestazioni del Movimento 17 ottobre. Ma la coincidenza temporale non basta a costruire un collegamento: secondo le informazioni finora emerse, il ventiseienne non risulterebbe coinvolto in quella vicenda.
Rimane la singolarità di un sequestro in cui, fra lame e attrezzi, a far discutere è soprattutto una penna. Un tempo si diceva che la penna fosse più potente della spada. Qui sarà la giustizia a stabilire se fosse davvero un’arma: intanto pare che alla penna mancasse proprio il pezzo per dimostrarlo.
Questo articolo usa l’ironia per commentare fatti reali. Le contestazioni sono allo stato delle indagini e vale la presunzione di innocenza.


