Le indagini sui disordini scoppiati durante le manifestazioni del 17 e 18 ottobre arrivano anche ad Arezzo. Venerdì 23 ottobre la Digos ha eseguito perquisizioni domiciliari e personali nei confronti di due maggiorenni, nell’ambito di un’operazione nazionale che ha interessato numerose città italiane. Insomma, la protesta ha fatto parecchia strada. E in certi casi gli investigatori hanno deciso di seguirla fino al portone di casa.
Su scala nazionale le persone interessate dalle perquisizioni sono circa cento, fra cui 51 minorenni. Le verifiche sono state disposte dall’autorità giudiziaria o eseguite di iniziativa dalla polizia per ricostruire quanto accaduto durante un fine settimana segnato da scontri, danneggiamenti e tensioni con le forze dell’ordine.
In Toscana sono dodici le persone perquisite: sette a Firenze, tra cui cinque minorenni, due a Siena, due ad Arezzo e una a Prato. Nella nostra città si tratta di due adulti. Non sono stati diffusi elementi che permettano di ricostruire nel dettaglio il loro eventuale coinvolgimento negli episodi contestati.
Le ipotesi di reato esaminate dagli inquirenti, a vario titolo e secondo le singole posizioni, comprendono resistenza a pubblico ufficiale, lesioni, danneggiamento, detenzione di armi o oggetti atti a offendere, travisamento e invasione di terreni o edifici. È bene chiarirlo: una perquisizione non equivale a una condanna, e le responsabilità individuali sono ancora da accertare.
Le indagini guardano anche ai canali utilizzati per chiamare a raccolta i manifestanti e all’eventuale coordinamento attraverso social e chat. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha evocato la possibilità di un coordinamento fra i protagonisti dei disordini. Per ora, però, non ci sono elementi pubblici che consentano di attribuire ai due aretini uno specifico ruolo organizzativo.
Il tutto nasce nel clima delle proteste contro il caro vita, problema sul quale quasi tutti concordano, salvo poi dividersi su come affrontarlo. Tra chi fatica ad arrivare a fine mese e chi pensa di risolvere tutto spaccando una vetrina, la distanza è notevole. Anche perché i vetri nuovi, guarda caso, costano.
La vicenda locale resta dunque aperta. Da chiarire se e quali elementi siano stati acquisiti durante le perquisizioni e quali contestazioni riguardino effettivamente i due maggiorenni di Arezzo. Prima dei processi sui social, per una volta, conviene aspettare le carte vere.
Questo articolo usa l’ironia per commentare fatti reali. Le responsabilità delle persone coinvolte restano da accertare.


