Cinque minorenni del Valdarno sono finiti al centro di un’indagine della Digos di Arezzo su radicalizzazione giovanile, propaganda nazifascista ed estremismo online. In pratica, mentre altri adolescenti litigavano su TikTok, loro avrebbero deciso di riesumare il Novecento senza nemmeno controllare come fosse andata a finire.
L’attività investigativa, coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Firenze, si è conclusa dopo oltre un anno con la notifica dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari.
È bene precisarlo subito: si tratta di persone indagate, non condannate, e la loro eventuale responsabilità dovrà essere accertata nelle sedi competenti. Essendo tutti minorenni, non vengono pubblicati nomi né elementi che possano consentirne l’identificazione.
L’indagine sarebbe partita dal monitoraggio di piattaforme social e canali di messaggistica sui quali circolavano contenuti inneggianti all’ideologia nazifascista, messaggi discriminatori e materiale propagandistico riconducibile all’estrema destra.
Una specie di doposcuola dell’odio, ma senza storia, senza geografia e soprattutto senza aver capito il finale.
Tra gli episodi esaminati dagli investigatori figurano alcune scritte comparse nel Valdarno: “WHITE POWER”, “ITALIA AGLI ITALIANI”, “NUOVA ITALIA” e “ANTIANTIFA”.
Il tutto con quell’insolita miscela di suprematismo internazionale e vernice da ferramenta: l’inglese per sentirsi dentro una rete mondiale, il muro del quartiere per ricordarsi che il raggio d’azione finiva alla rotonda.
Secondo quanto ricostruito dalla Digos, il gruppo avrebbe avuto modalità proprie di reclutamento, organizzazione e coordinamento, oltre a produrre e diffondere adesivi e altro materiale propagandistico. Insomma, una struttura abbastanza organizzata da stampare adesivi, ma non abbastanza informata da sapere che il fascismo in Italia è già stato provato e la recensione storica non è entusiasmante.
Le prime perquisizioni erano state eseguite nel luglio 2025, seguite da altre due nel febbraio 2026. L’analisi dei dispositivi sequestrati avrebbe permesso agli investigatori di acquisire conversazioni, fotografie, video e altri contenuti digitali, delineando i differenti ruoli attribuiti ai componenti del gruppo.
La Procura minorile di Firenze ha contestato a cinque indagati i reati previsti dai commi 1 e 2 dell’articolo 604 bis del Codice penale. Gli accertamenti avrebbero inoltre fatto emergere collegamenti tra i giovani del Valdarno e altri ambienti estremisti attivi sul territorio nazionale.
La vicenda non può però essere liquidata come la bravata di qualche ragazzino annoiato. La radicalizzazione online funziona proprio così: offre appartenenza, nemici facili e risposte prefabbricate a chi sta ancora cercando un’identità. Un algoritmo serve l’odio, una chat lo trasforma in compagnia e alla fine qualcuno prende una bomboletta credendosi protagonista della storia.
Invece è soltanto arrivato con circa ottant’anni di ritardo.
Questo articolo usa l’ironia per commentare fatti reali


