🍷 Il calice amaranto
Opinioni, impressioni e analisi sul mondo dell’Arezzo calcio viste dalla parte del tifoso. Una rubrica di Cesare Fracassi, tra campo, mercato e passione amaranto.
Era nell’aria. Ora è ufficiale: ad Arezzo è arrivata una Ferrari.
L’altro ieri avevamo parlato di un ingegnere aretino, Francesco Morettini, responsabile dello sviluppo motori passato dal reparto GT alla Formula 1 della Ferrari. Stavolta, senza neppure bisogno del paddock, un Ferrari è arrivato direttamente all’Arezzo.
Gian Marco Ferrari, 34 anni, è il nuovo difensore amaranto. Un giocatore con tanta Serie A alle spalle, esperienze con Sassuolo, Sampdoria e Salernitana e perfino una presenza in Nazionale, condita da un gol. Reduce dall’esperienza negli Emirati Arabi Uniti, arriva ad Arezzo con un motore che speriamo sia ancora bello caldo.
E allora la domanda dei tifosi viene spontanea: “Com’è questo Ferrari?”
Sulla carta, l’arrivo di un giocatore della sua esperienza in un reparto che ha già subito 13 gol nelle prime cinque giornate non può che essere accolto con interesse. Poi, se sarà davvero l’uomo giusto, lo dirà il campo. Perché il curriculum può essere lungo quanto la Firenze-Roma, ma quando parte l’attaccante avversario bisogna corrergli dietro.
Ed è proprio qui che torno su una mia vecchia considerazione.
Qualunque tipo di gioco si voglia proporre, in fase difensiva servono struttura e rapidità. Sono indispensabili se vuoi sostenere una squadra che pressa alta, costruisce dal basso e cerca improvvise aperture sugli esterni.
Io non amo particolarmente i numeri e le formule tattiche recitate come il codice fiscale. Il calcio, alla fine, resta fatto di distanze, tempi, forza nelle gambe e capacità di capire un secondo prima dove finirà il pallone.
Ferrari porta certamente esperienza, fisicità e letture difensive. Quello che bisognerà capire è come queste caratteristiche si inseriranno nel sistema di Bucchi e soprattutto quanto rapidamente il nuovo arrivato riuscirà a trovare condizione, ritmo e intesa con i compagni.
Perché l’Arezzo, oggi, non ha bisogno soltanto di un nome importante. Ha bisogno di prendere meno gol.
La Ferrari è arrivata. Adesso vediamo se, oltre al marchio, c’è ancora anche il motore.


