La chiusura dello snodo lato San Leo di via Fiorentina è stata prorogata fino al 15 gennaio 2027 e Arezzo 2020 torna all’attacco sulla gestione del cantiere, chiedendo alla nuova Giunta e al nuovo vicesindaco un cambio di passo vero, non soltanto di targhetta sulla porta.
Nel documento firmato da Roberto Barone, componente del direttivo di Arezzo 2020, il movimento contesta l’ulteriore allungamento dei tempi e richiama i disagi per i residenti e le conseguenze economiche per le attività commerciali della zona.
Il nodo, secondo Arezzo 2020, è capire da dove arrivino i nuovi ritardi: dall’impresa, dalla stazione appaltante o da entrambe. Il movimento sottolinea inoltre come l’attuale vicesindaco abbia riconosciuto la complessità della situazione, osservando però che i problemi erano già stati segnalati in precedenza con comunicati, conferenze stampa e interventi in Consiglio comunale.
Arezzo 2020 afferma di avere già formalizzato le proprie contestazioni con una denuncia, un esposto alla Corte dei conti e uno all’Autorità Nazionale Anticorruzione. Si tratta di iniziative richiamate nel comunicato del movimento: eventuali responsabilità e conseguenze dovranno essere valutate nelle sedi competenti.
Nel mirino c’è anche la programmazione dei lavori. Barone richiama la delibera di Giunta n. 604 del 30 dicembre 2024, con la quale, secondo quanto riportato da Arezzo 2020, sarebbe stata approvata una maggiore spesa di 875.862,62 euro per migliorie e per un diverso metodo costruttivo che avrebbe dovuto ridurre i tempi di realizzazione e limitare l’interferenza sulla viabilità. Nello stesso atto, sempre secondo la ricostruzione del movimento, figurerebbero altri 703.197,82 euro per migliorie proposte dal direttore dei lavori.
Da qui la domanda politica: se quelle modifiche avrebbero dovuto accorciare i tempi e alleggerire l’impatto sul traffico, perché oggi si parla ancora di fasi complesse, scavi e ulteriori difficoltà operative?
Arezzo 2020 chiede quindi che vengano chiariti i costi ancora da sostenere, anche alla luce delle riserve economiche presentate dall’impresa, e soprattutto quando l’opera potrà dirsi davvero conclusa. La richiesta è quella di un cronoprogramma aggiornato, con la possibilità di valutare un maggiore impiego di uomini e mezzi e, dove tecnicamente possibile, la sovrapposizione di alcune lavorazioni per recuperare almeno una parte del tempo perso.
Il passaggio più concreto riguarda però cittadini e commercianti. Il movimento chiede a sindaco e vicesindaco di accettare l’incontro richiesto dal comitato della zona e di avviare un confronto continuativo sulla programmazione dei lavori. Sul tavolo viene rimessa anche la richiesta di indennizzi per gli esercenti che sostengono di aver subito danni economici a causa di ritardi, sospensioni e modifiche dei tempi annunciati.
Insomma, la discontinuità invocata da Arezzo 2020 non dovrebbe misurarsi sul numero di nuovi incarichi, ma su tre cose molto meno decorative: tempi credibili, conti leggibili e informazioni date prima che i cittadini le scoprano guardando una transenna.
Questo articolo usa l’ironia per commentare fatti e posizioni politiche reali. Le valutazioni su responsabilità, danni erariali e gestione dell’appalto riportate nel testo sono attribuite ad Arezzo 2020 e a Roberto Barone.


